Seedorf denuncia: “Gli allenatori di colore non hanno le stesse opportunità”

Clarence Seedorf doppio ex di Milan e Inter: “Entrambe sono in fiducia. I rossoneri devono sentirsi da Scudetto”.

Ha vestito sia la maglia dell’Inter che quella del Milan, ma è in rossonero che ha dato il meglio di sé vincendo, tra gli altri trofei, due Champions League: Clarence Seedorf di derby ne ha giocati tanti, decidendone uno nel 2004 con un siluro da fuori area rimasto nell’immaginario dei tifosi del ‘Diavolo’.

Intervistato da ‘La Gazzetta dello Sport’, il tecnico olandese ha presentato la stracittadina che vede i nerazzurri in vantaggio di un solo punto in vetta alla classifica, dopo il sorpasso della scorsa giornata.

“Essere primi è sempre meglio: sbagli e sei comunque lì, se sei secondo non puoi più sbagliare. Ma hanno talmente fiducia entrambe che oggi non cambia tanto: sono ancora molto vicine”.

Il Milan ha l’obbligo di ambire al massimo, ossia allo Scudetto che manca ormai da troppo tempo.

“Il Milan deve sentirsi sempre da scudetto: dev’essere la normalità. Lo dicono anche gli altri campionati: nella Liga comanda l’Atletico, il Leicester sta facendo ancora quest’anno una grande stagione. Come può non essere ambizioso il Milan?”.

Ibrahimovic e Lukaku saranno due grandi protagonisti in campo: da cancellare la pessima immagine offerta al mondo nell’ultimo confronto di Coppa Italia.

“Spero abbiano riflettuto: sono due giganti del calcio, hanno la responsabilità di promuoverlo nel modo migliore”.

Infine una chiosa sulle difficoltà incontrate dagli allenatori di colore in Europa: attualmente Seedorf è senza una panchina dopo l’esperienza alla guida del Camerun.

“Ho giocato 12 anni in Italia: dopo il Milan, pur avendo fatto un ottimo lavoro, zero chiamate. L’Olanda è il mio Paese: zero chiamate. Quali sono i criteri di scelta? Perché grandi campioni non hanno chance in Europa dove hanno scritto pagine di storia del calcio? Perché Vieira deve andare a New York, Henry in Canada? Per gli allenatori non ci sono pari opportunità: se guardiamo i numeri, non ci sono persone di colore nelle posizioni di maggior potere nel calcio. Ma è un discorso generale, riguarda l’intera società: tutti, in particolare chi può cambiare le cose, devono sentire la responsabilità di creare un mondo meritocratico, di tenere aperte tutte le porte se si ambisce all’eccellenza. Perché i migliori risultati possono venire proprio dalla diversità”.

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