La ‘responsabilità’ è più o meno tutta di Paolo Di Canio e della famosa battuta con la quale definì il Bodo Glimt, nel periodo in cui affrontò la Roma, una squadra di salmonari. Lo stesso ex laziale in una intervista a Repubblica precisò il senso di quella definizione (“Sette giocatori allora lavoravano nell’industria del pesce”), ma niente da fare. Ogni volta che quella squadra fa un risultato il tema riesce. È stato così la settimana scorsa dopo il successo sul Manchester City: ma in Norvegia fa freddo si è detto (e sai che scoperta, manco se Guardiola & c. arrivassero dai Caraibi), inoltre il campo è stretto e sintetico.
Talenti che spuntano dappertutto
E passi anche questa, se non fosse per il fatto che il Bodo si è guadagnato i play-off di Champions – dove se la vedrà con l’Inter – andando a vincere a Madrid nello stadio dell’Atletico, dove tanto freddo non fa, il campo è bello largo e si respira il profumo dell’erba. Insomma, altro che salmoni. La Norvegia inizia a confermare anche a livello di club quanto espresso dalla nazionale: l’Italia, costretta ai play-off riparatori per andare ai mondiali ne sa qualcosa. I talenti norvegesi dl pallone sbocciano a tutte le latitudini. Ad esempio, oggi tutti parlando del portiere del Benfica Trubin, che ha qualificato al 97’ Mourinho con un gol di testa. Corretto, ma quel gol non sarebbe valso a nulla se Andreas Schjelderup (a lui pensava/pensa anche la Roma) non avesse in precedenza fatto una doppietta.
Non solo Haaland
Oltre alla questo, il rimbalzo di gol nel tutto il calcio minuto per minuto di Champions, ha mostrato gli acuti di Sorloth – proprio contro il Bodo – e dell’immancabile Haaland. Gol a parte, il movimento sforna talenti in continuazione che vanno a supportare giocatori già affermati, come ad esempio il padrone del centrocampo dell’Arsenal Odegaard. Ma come ha fatto la Norvegia ad arrivare così in alto? Domanda banale, risposta complicata.
La grande tradizione sportiva della Norvegia
Partiamo dal considerare che la Norvegia è un paese di enormi tradizioni sportive. Non c’è bisogno di fare elenchi, basta citare qualche nome. Il fuoriclasse dello sci di fondo Klaebo, quelli dell’atletica Jakob Ingebrigtsen e Karsten Warholm. Eredi di una storia ricca di personaggi. Nello sport in bianco e nero per esempio la regina era Sonja Henie, tre olimpiadi e dieci titoli mondiali nel pattinaggio. Una fama illimitata che la portò anche negli Usa, dove si cimentò nel ruolo di attrice – non al livello dell’atleta per la verità – e infiammò le cronache rosa per i flirt con Tyrone Power (il papà di Romina) e con il leggendario campione del mondo dei pesi massimi Joe Louis. La Norvegia è anche il paese ad aver vinto più medaglie olimpiche invernali: 405 contro le 330 degli Usa.
I motivi della crescita del calcio norvegese
Insomma, una lunga tradizione che però fino ai giorni nostri non aveva riguardato granché il calcio. Qualche buona prestazione estemporanea. Al Mondiale del 1938 quando gli scandinavi fecero sudare freddo i campioni del mondo in carica dell’Italia prima di arrendersi ai supplementari. Negli anni Novanta, con un paio di interessanti spedizioni chiuse sempre ad opera degli azzurri. Anche a livello di club qualche exploit del Rosenborg, ma il momento magico è adesso.
Strutture e zero stress, almeno all’inizio
Partendo dalla base, a parte le numerose strutture al coperto, fondamentali per un paese in cui il ghiaccio non manca, il sistema inizialmente non è particolarmente stressante. Fino ai 13 anni infatti vietato fare classifiche di vari campionati, dando spazio soprattutto al divertimento e non pensando minimamente al risultato. Il discorso ovviamente cambia quando il gioco diventa una cosa seria. C’è collaborazione a tutti i livelli per avere una uniformità tattica tra club e nazionale. In questo proprio il modello Bodo è quello preso ad esempio. C’è poi la cura dell’aspetto mentale. Sempre nel Bodo ad esempio, alla mente ci pensa Bjørn Mannsverk, un ex top gun con all’attivo Afghanistan e Libia. C’è quindi la crescita finanziaria, manageriale del fenomeno, con l’aumento degli investimenti. E poi c’è il fato, la classica generazione d’oro. In fondo prima dell’Arancia Meccanica di Cruyff, il fenomeno calcio in Olanda non era poi così esteso. Certo, ripetere quelle gesta per i norvegesi non sarà affatto facile negli Stati Uniti. Per saperlo basterà aspettare qualche mese.
