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Cene di squadra e colloqui personali, Tudor e la ricostruzione della Juventus

Il processo di cambiamento sta vivendo la seconda fase: dopo le modifiche al sistema di gioco, è tempo di lavorare sull’autostima e sulla ricostruzione psicologica del gruppo

Igor Tudor sta entrando quotidianamente nella testa dei suoi giocatori. Il processo di cambiamento della Juventus sta vivendo la seconda fase: dopo le modifiche al sistema di gioco, che si sono intraviste nella sfida d’esordio contro il Genoa con il passaggio alla difesa a tre e con uno sviluppo più verticale, è tempo di lavorare sull’autostima, sulla ricostruzione psicologica di un gruppo che sembra aver smarrito le certezze di inizio stagione. Il tempo per lavorare è poco, le sfide chiave per la corsa Champions sono dietro l’angolo, prima fra tutte quella con la Roma di domenica. Parallelamente allo sviluppo del gioco, è necessario procedere anche sulla psiche dei calciatori, tra cene in comune e colloqui personali per motivare ogni interprete. La corsa della Juventus all’Europa passa anche da lì.

La cena di squadra per cementare il gruppo

Mercoledì sera la Juventus al completo, giocatori e staff tecnico, si è ritrovata a cena al ristorante di proprietà di Leonardo Bonucci a Torino. Dopo la doppia seduta di allenamento, con lavoro tecnico, tattico ma anche fisico, c’è stato quindi anche un momento collettivo per lo svago, per cementare il gruppo. Evidentemente per le sorti della stagione le ore passate sul campo sono state più importanti di quelle passate con la gambe sotto a un tavolo, eppure anche questi momenti contano e il tecnico bianconero lo sa bene. Il suo lavoro non può essere circoscritto esclusivamente alle scelte sul campo, sia tattiche che tecniche: se i ko con Atalanta e Fiorentina potevano anche avere motivazioni sportive, più nel risultato che non nell’entità dello stesso, ci sono state tante occasioni in cui la squadra ha reso molto meno del suo reale valore.

Le motivazioni non possono che essere anche psicologiche: i tanti pareggi, il ko in Coppa Italia con l’Empoli e l’eliminazione da parte del Psv erano i sintomi di un malessere più profondo. Ecco perché fin dal suo arrivo ha provato a trasmettere serenità all’esterno, a rafforzare le certezze e l’autostima all’interno: passaggi scontati ma necessari per farsi trovare pronti nella corsa alla Champions.

I colloqui e le richieste del tecnico

Il primo a beneficiare, almeno inizialmente, del tentativo di ricostruzione psicologica di Tudor è stato Vlahovic. Non si tratta di una presa di posizione relativa al momento, ma di una convinzione che l’allenatore croato aveva già espresso in passato, quando allenava il Verona. Per lui Vlahovic è davvero uno dei migliori attaccanti in assoluto: tuttavia il serbo ne è convinto? Forse in passato, ma con il tempo le sue certezze si sono sgretolate. Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma già contro il Genoa, seppur con una prestazione altalenante, la Juventus ha avuto dal suo centravanti quella carica emotiva che in precedenza era mancata, principalmente per mancanza di fiducia.

Indubbiamente il bene della Juventus viene prima delle convinzioni di un allenatore, ma Vlahovic avrà ancora delle chance prima di rilanciare Kolo Muani da riferimento offensivo principale. Tudor ne ha parlato direttamente con lui in uno dei tanti colloqui informali avuti con i calciatori.

La ricostruzione individuale

Lentamente, ma inesorabilmente, sta entrando nella loro testa più che nel loro modo di giocare, anche perché il tempo è poco: autostima, dedizione e spirito di sacrificio sono le basi necessarie per far fiorire le doti individuali e quindi collettive della squadra. È stato così con Vlahovic, così come con Koopmeiners e Nico Gonzalez: l’olandese è al momento ai box per recuperare la forma migliore, una decisione presa di comune accordo per farsi trovare pronto nel momento chiave della stagione, nelle ultime partite in cui la Juventus giocherà contro il Bologna e la Lazio, due appuntamenti chiave, oltre che nel Mondiale per club.

Anche l’argentino ha trovato un punto d’accordo con il tecnico: tornato a destra, la sua fascia di competenza, Nico ha accettato di sacrificarsi nell’interpretare il ruolo di esterno a tutta fascia. Contro il Genoa non ha brillato in attacco, ed è lecito attendersi qualcosa di più da un calciatore del suo talento: eppure la sua dedizione nel fare le due fasi gli ha permesso di salire nella considerazione del tecnico. Che, come obiettivo, ha quello di schierare quanti più giocatori offensivi possibile: per farlo, però, serve spirito di sacrificio e per ottenerlo serve convincere prima di tutto i calciatori. Se la strada è quella giusta, solo i risultati potranno dirlo.

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