Cosa rischia il Napoli per le plusvalenze gonfiate dell’affare Osimhen dopo il rinvio a giudizio per falso in bilancio del presidente De Laurentiis? Sul piano sportivo il club azzurro è tranquillo: le carte dell’inchiesta sono sul tavolo del procuratore federale Giuseppe Chinè da aprile ma la Procura ha valutato di non riaprire il caso, già giudicato in due gradi.
Osimhen nella segnalazione Covisoc
L’attenzione della Federcalcio all’operazione Osimhen nasce a ottobre del 2021. La Covisoc, la Commissione di vigilanza sui bilanci delle società, individuò 42 operazioni sospette, come rivelato all’epoca da Repubblica: molte riguardavano la Juventus, una sola il Napoli, proprio lo scambio tra Osimhen e quattro giocatori (Karnezis, Manzi, Palmieri, Liguori) con il Lille.
Il primo processo plusvalenze
In base a quel documento Covisoc, il 1° aprile 2022 sono scattati 72 deferimenti, che hanno coinvolto Juventus, Sampdoria, Napoli, Pro Vercelli, Genoa, Parma, Pisa, Empoli, Chievo Verona, Novara, Pescara. Per il Napoli sono stati deferiti il presidente Aurelio De Laurentiis e, come membri del Cda, la moglie Jacqueline Marie Baudit, i figli Edoardo e Valentina e l’ad Andrea Chiavelli. Il Tribunale federale in primo grado ha prosciolto tutti i deferiti: ha ritenuto, in estrema sintesi, che non potesse esserci un solo criterio per calcolare il corretto valore dei giocatori. La Procura aveva fatto riferimento al sito Transfermarkt, che è privato e si basa sulla valutazione dei suoi collaboratori.
L’appello sul caso plusvalenze
La Procura Figc ha presentato reclamo contro il proscioglimento e la Corte federale d’Appello, Sezioni Unite, lo ha rigettato il 27 maggio 2022. Tutti assolti, dunque, di nuovo. La Corte però ha corretto le motivazioni di primo grado e ha precisato che “è erronea la statuizione del Tribunale federale secondo cui l’inesistenza de «il» metodo di valutazione del valore del corrispettivo di cessione/acquisizione delle prestazioni sportive di un calciatore possa legittimare l’iscrizione in bilancio di diritti per qualsiasi importo, svincolati da considerazioni inerenti l’utilità futura del diritto nonché [da] elementi di coerenza della transazione”. Tradotto: non è possibile iscrivere valori arbitrari per le operazioni, serve sicuramente un metodo oggettivo ma questo metodo non è ancora previsto dalle norme. Anche la Corte federale però come il Tribunale di primo grado si è limitata a “prendere atto dell’inesistenza, a livello di ordinamento federale, di criteri normativamente sanciti”.
La revocazione per la Juventus
Due sentenze di proscioglimento e caso chiuso, dunque. Anzi no. Il 24 novembre 2022 la Procura Figc riceve gli atti dell’inchiesta Prisma di Torino che coinvolge la Juventus. In base agli elementi nuovi contenuti nelle carte, propone istanza di revocazione della sentenza d’Appello per la Juventus, per i suoi dirigenti e per i club che hanno chiuso le operazioni contestate. Vengono esclusi dalla richiesta solo Napoli e Chievo, e i loro dirigenti, perché non hanno fatto affari con la Juve.
Il 20 gennaio 2023 arriverà la penalizzazione per la Juventus e l’inibizione per 11 dirigenti bianconeri, con il proscioglimento invece degli altri 8 club coinvolti (Sampdoria, Pro Vercelli, Genoa, Parma, Pisa, Empoli, Novara e Pescara) e i rispettivi amministratori e dirigenti. Juventus punita, tutti gli altri no: questo perché dai documenti sequestrati e dalle intercettazioni è stata ravvisata una condotta sistematica del club bianconero, mentre i giudici federali hanno ritenuto non sanzionabili le altre società per singole operazioni. L’inchiesta penale si è conclusa con i patteggiamenti per Andrea Agnelli, Pavel Nedved e gli altri dirigenti il 23 settembre 2025.
Il processo al Napoli
Anche il Napoli è oggetto di un’inchiesta penale: è qui che ci sono le carte dell’affare Osimhen. L’indagine, nata a Napoli e trasferita a Roma, ha portato la Procura di Roma a chiedere, il 19 febbraio 2025, il rinvio a giudizio per il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis con l’accusa di falso in bilancio in relazione alle annate 2019, 2020 e 2021. I pm hanno chiesto il processo anche per l’ad Andrea Chiavelli. Nell’inchiesta anche l’acquisto di Manolas dalla Roma nell’affare che ha coinvolto Diawara. Gli atti dell’inchiesta penale sono stati trasmessi alla Procura Figc ad aprile 2025. In linea teorica, il procuratore Chinè avrebbe potuto chiedere la revocazione del proscioglimento, come avvenuto per gli altri club, se avesse ravvisato elementi nuovi. Il termine però scadeva entro 30 giorni dalla ricezione degli atti.
Il Napoli può essere punito?
C’è solo una ipotesi in cui la Procura Figc potrebbe ancora muoversi. Ma è un’ipotesi remota. Se nelle carte dell’inchiesta di Roma ci fossero elementi (intercettazioni o documenti) che non sono stati già trasmessi ad aprile in Figc. In questo caso, il termine per la richiesta di revocazione tornerebbe a decorrere dal momento dell’effettiva conoscenza o ricezione dei nuovi atti. Ma è difficile che a Chiné non siano arrivati tutti i fascicoli.
