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Destro alla Reggiana, l’ultima missione del vecchio ragazzo che ha consumato molte vite

A 34 anni l’attaccante torna in campo – a quasi un anno dall’ultimo scampolo di partita – per aiutare il club emiliano a mantenere la serie B. Dai gol nella Primavera con l’Inter a quando Galliani per convincerlo ad accettare il Milan andò sotto casa a citofonarlo

A 311 giorni dal suo ultimo scampolo di partita, a 906 giorni dal suo ultimo gol ufficiale – con la maglia dell’Empoli a Torino, il 9 ottobre del 2022 – a nove mesi esatti da quando si è svincolato e dopo tutta una stagione accompagnata da una domanda legittima – ma non aveva smesso? – Mattia Destro è tornato ad essere una figurina dell’album dei calciatori, seppure incollata fuori tempo massimo e con una durata prevista di due soli mesi, poi si vedrà se l’adesivo tiene ancora.

Destro nella Primavera dell’Inter con Balotelli

Ha firmato per la Reggiana, terzultima in Serie B. A 34 anni, Destro si è imposto l’ultima missione e sì, bisogna averne di fede per confidare nel ritorno di questo vecchio ragazzo che ha consumato molte vite inseguendo i gol promessi quando era uno sbarbatello e incantava nella Primavera dell’Inter, insieme ad un quasi coetaneo che all’epoca si era caricato sulle spalle la responsabilità di rinfrescare l’epopea dei grandi attaccanti italiani e che – come Mattia – molto ha promesso, molto meno ha mantenuto. Si chiamava Mario Balotelli e nella sua parabola – in filigrana – vi si riscontra la stessa cadenza di picchi e tonfi, di illusioni bruciate sul falò degli equivoci, che ha segnato il percorso di Destro.

I gol di Destro per la salvezza del Siena

A 19 anni Mattia ha debuttato in Serie A con la maglia del Genoa, a venti segnava 12 reti, contribuendo alla salvezza di una squadra – il Siena – dove lo schema era: palla lunga in avanti, ci penserà poi Destro. A ventuno anni il primo salto di qualità, con l’arrivo a Roma e l’etichetta di nuovo bomber di un calcio italiano che – dopo il fallimento al Mondiale sudafricano e il parziale riscatto con la finale dell’Europeo – vagliava l’ipotesi di un futuro. Due anni e mezzo in giallorosso a cercare l’intesa con Totti, un bottino realizzativo non deludente ma non ancora incoraggiante (29 gol in 68 partite tra campionato e coppa) e – soprattutto – l’esordio in nazionale. Accadde nell’amichevole di ferragosto a Berna, persa dall’Italia contro l’Inghilterra. Il C.T.Cesare Prandelli schierò Mattia al centro dell’attacco, in una nazionale sperimentale che prevedeva altri carneadi – Nocerino, Peluso, Poli, persino il Fabbrini che nel finale diede il cambio a Destro – nell’ottica di un rinnovamento generazionale che mirava alla costruzione di un gruppo in vista del Mondiale 2014 in Brasile.

Citofonare Destro

Da quel gruppo, però, Destro uscì, rientrò e uscì di nuovo in dirittura d’arrivo del torneo brasiliano per poi riaffacciarsi ancora, a mo’ di beffa, mettendo infine a referto, vedi alla voce rimpianti, 8 presenze e 1 gol, contro Malta. Già c’era stato il citofono, inteso come punto d’arrivo dell’indimenticabile sequenza che vide Adriano Galliani presentarsi sotto casa Destro, suonare il campanello del citofono e attendere il benestare per il suo trasferimento al Milan.

Quattro anni a Bologna

Da quel momento in poi, però, è come se fossimo ancora tutti lì, in attesa di qualcuno che risponda alla scampanellata. Dopo cinque anonimi mesi al Milan, la carriera di Destro è declinata in una bolla lontana dalle luci, tra i quattro anni di Bologna, il ritorno di fiamma al Genoa condito da una media di 10 reti a stagione e la scelta sbagliata di Empoli: due anni di incomprensioni, malanni fisici, sparute apparizioni e latitanza in zona gol che hanno spinto Destro nella categoria dove bivaccano gli incompiuti. La mancanza di offerte estive faceva immaginare ad un addio da consegnare al deliveroo del calciomercato, invece c’è ancora un’ultima consegna, destinazione Reggio Emilia, obiettivo la salvezza. Quella della Reggiana, quella sua.

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