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Di padre in figlio, da Moratti a Commisso: quando il calcio è una questione di famiglia

La Fiorentina da Rocco a Giuseppe, in viola era già successo con i Cecchi Gori

Nel nome del padre, ora tocca al figlio. Da Rocco a Giuseppe, Fiorentina nel segno dei Commisso. I figli si caricano sulle spalle un destino che è stato dei padri, sentono il peso della responsabilità, con ago e filo, tra bilanci e sessioni di calciomercato, provano a ricucire una storia comune.

La Fiorentina dei Cecchi Gori

La storia del calcio italiano è (anche) un romanzo di successioni, di presidenti che portano in dote lo stesso cognome, non sempre lo stesso orizzonte. La Fiorentina è già stata una questione di famiglia. I Cecchi Gori l’hanno gestita dal 1990 al 2001, da padre a figlio, dal burbero Mario al fumantino Vittorio, dalla prudenza e dal calcolo all’azzardo e al fallimento. La morte di Mario, nel 1993, arresto cardiaco in ufficio, tra un appuntamento e l’altro, alzò il sipario sul figlio, lo scaraventò al centro della scena, immortalandolo – nei giorni belli e furenti – all’affaccio della balaustra, nel precipizio che si stava dipanando senza tuttavia che VCG l’avesse previsto.

Il Foggia torna ad un Casillo

Il paragone padre-figlio scontorna tutte queste storie, le segna e le indirizza. E’ successo pochi giorni fa a Foggia, quando al nuovo presidente Gennaro Casillo, figlio di Pasquale che fu il patron ai tempi di Zemanlandia, è stato chiesto di riannodare il filo di quella trama, come se fosse facile e bastasse solo il dna per tornare a calcare le medesime orme.

Moratti e l’Inter

Quando nel 1995 Massimo Moratti comprò l’Inter, disse, con ironia, che si era immolato ad un destino già scritto. Suo padre Angelo era stato il presidente della Grande Inter di Herrera, l’adolescente Massimo lo accompagnava in campo e poi in tribuna, nei pomeriggi grigi di San Siro degli anni 60. L’Inter per il Moratti figlio è stata una responsabilità, una dolce condanna, un piacere, un dovere, «ma innanzitutto un privilegio», come ha più volte ripetuto.

Gaucci e Sensi

Nello stesso periodo, a Perugia, furoreggiava Luciano Gaucci, Big Luciano. L’organigramma sembrava un album di famiglia. Riccardo, più di Alessandro, ha ricoperto anche il ruolo di presidente, coltivando – in sede di campagna acquisti – la traccia del Risiko individuata dal padre, con calciatori esotici comprati in ogni angolo del mondo. Il romano Franco Sensi divenne presidente della Roma nel tardo autunno del 1993. Sua figlia Rosella aveva ventidue anni, studiava giurisprudenza, aveva altre idee per la testa. Franco Sensi se ne andò nel 2008, parve a tutti inevitabile che a quel punto dovesse toccare a lei. Che poi la storia, per i Sensi, si è ripetuta anche in ambito sociale, non più sportivo ma con la fascia tricolore addosso. Nel 2024 Rosella è stata eletta sindaca di Visso, un comune nel maceratese dove sia il nonno Silvio che il padre Franco avevano ricoperto la stessa carica.

Mantovani e la Sampdoria

Anche la Sampdoria negli anni d’oro è stata casa di un paio di dinastie. Lo scudetto del 1991 porta indelebile la firma del petroliere Paolo Mantovani, il presidente-papà di Vialli e Mancini, l’uomo che aveva reso grande il club. Quando morì, fu il figlio Enrico a prendere il suo posto. La stessa simbolica corona in testa, ma già si addensavano i nuvoloni e si avvicinava il temporale. Erano cambiati i tempi. Il padre Paolo l’aveva previsto con una battuta, quando disse che “la Sampdoria è una tribù di watussi che vive in una casa dove il soffitto arriva a un metro e cinquanta”. Voleva dire che per anni il club aveva visto al di sopra delle proprie possibilità.

Lo visse, sulla propria pelle, il figlio. Poi arrivò l’ora dei Garrone. Riccardo acquistò la Samp nel 2002, salvandola dal fallimento. Nel 2013, dopo la sua scomparsa, fu il figlio Edoardo a insediarsi al posto di comando. Per poco, il tempo di capire che la stagione (felice) era finita, che il calcio stava cambiando in fretta. Capita anche che la carica in sé sia solo una questione formale. Lo dimostra la storia della famiglia Pozzo, da Giampaolo a suo figlio Gino: abilissimi entrambi a tenere da una vita le redini dell’Udinese, avvalendosi dell’aiuto fondamentale della signora Giuliana, moglie del primo e madre del secondo.

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