Le coppe nazionali restano le competizioni più democratiche che il pallone sappia offrire. Persino la nostra che, tra tutte, ha la formula più elitaria: protegge le big, che entrano in scena dagli ottavi e giocano i primi due turni in casa, poiché occorre tutelare gli ascolti di chi ha acquistato i diritti tv, nella fattispecie Mediaset. A Canale 5 non saranno entusiasti di proporre in prima serata una semifinale di nicchia come Empoli-Bologna (si rifaranno mercoldì con il derby milanese), ma c’è il fascino ineguagliabile di una sfida romantica: il calcio emoziona quando racconta storie, specie se non sono sempre le stesse.
La priorità dell’Empoli è la salvezza, non la coppa
L’Empoli gioca la sua prima semifinale di Coppa Italia, peccato che però debba pensare prima di tutto alla salvezza, che non fa sognare ma assicura il denaro per campare. D’Aversa farà così giocare qualche ragazzo della Primavera come nei turni precedenti, quando ha eliminato uno dopo l’altro, sempre in trasferta, Torino, Fiorentina e Juventus. “Se ha funzionato, perché cambiare?” si domanda l’allenatore, ben consapevole che le priorità sono altre. A Bologna possono invece sognare senza remore, sono due anni che lo fanno e non hanno motivo di smettere. La semifinale mancava ai rossoblù dal 1999, la finale addirittura dal 1974: la vinsero ai rigori contro il Palermo e resta l’ultimo trofeo del club, finalmente tornato a mettere il bastone tra le ruote dei soliti noti. Menzione speciale per Vincenzo Italiano, che è alla quarta semifinale consecutiva (più due finali di Conference): non c’è uno più bravo di lui a maneggiare le coppe.
Italiano, il mago delle coppe
Italiano è un mago, dunque perfetto per questo clima di magia che s’è diffuso anche all’estero tranne che in Spagna, dove banalmente se la giocano Real, Real Sociedad, Atletico e Barcellona. In Francia c’è invece sempre spazio per i più incredibili degli outsider: il Psg, che nei quarti se l’era vista con lo sconosciuto Briochin, incrocerà il Dunkerque, quinto in seconda divisione e mai arrivato a questo punto, mentre mercoledì il Reims, che in Ligue 1 lotta per non retrocedere, giocherà al Pierre-de-Coubertin di Cannes stipato dagli ottomila tifosi della squadra di casa, che milita addirittura in quarta serie. Come il Calais, che arrivò in finale nel 2000: da allora, ce l’hanno fatta altre squadre provenienti dalle categorie inferiori come Châteauroux, Sedan-Ardennes, Quevilly, Thonon Évian, Les Herbiers oltre a innumerevoli club delle zone basse della Ligue 1. Poi alla fine vince sempre il Paris, ma nel lungo viaggio verso Saint-Denis ci si diverte un mondo.
L’Arminia Bielefeld e la battuta di Angela Merkel
In Germania l’imbucato è l’Arminia Bielefeld, precipitato in terza serie dopo due retrocessioni di fila. Nelle battute di ironia popolare, Bielefeld ha una fama simile a quella del Molise da noi e persino Angela Merkel un giorno ci scherzò su: “Ho fatto una riunione a Bielefeld. Se esiste”. Sull’inesistenza di Bielefeld ci hanno pure fatto un film. Il Bayer Leverkusen ne saprà di più.
Le “piccole” di Portogallo e Inghilterra sognano
Esiste sicuramente invece Santo Tirso, cittadina di 70 mila abitanti che mercoledì traslocherà in massa al Da Luz di Lisbona per sfidare il Benfica: la Tirsense sta nella serie D portoghese, dilettantismo puro. Persino in Inghilterra, dove nello scorso weekend si sono giocati i quarti di finale di FA Cup, da loro così importanti da rubare la scena al campionato, non mancano gli intrusi: il Liverpool è uscito per mano del Plymouth, il Preston ha resistito fino a domenica e tra le quattro che restano ci sono, oltre a City e Aston Villa, una squadra che non ha mai vinto un trofeo, il Crystal Palace, e una a cui non capita da 25 anni, il Nottingham, che non arrivava alle semifinali dal 1991. Sono partite che non muoveranno le masse, ma i nonni ai nipotini raccontano storie così, dando al calcio eternità.