Infantino condanna la Superlega, Ceferin: “I club possono ancora cambiare idea”

Infantino interviene al Congresso UEFA e condanna la Superlega, Ceferin prova a ricucire: “Potete ancora cambiare idea”.

Erano attese per stamani le parole di Gianni Infantino sul progetto Superlega e non si sono fatte attendere. Il presidente della FIFA, invitato al Congresso della UEFA a Montreaux, ha parlato di quanto sta accadendo in questi giorni nel mondo del calcio ed ha ribadito la sua posizione netta e contraria alla nuova competizione data alla luce da dodici top club europei.

L’ha fatto usando parole molto chiare, con le quali ha anche evidenziato come i principi sui quali la Superlega si basa siano diversi e distanti da quelli della massima organizzazione calcistica mondiale, ma anche da quelli del mondo dello sport in generale.

“Ieri ho letto parole terribili come guerra e crimine, parole che sono ancora più terribili se legate al calcio, ovvero il gioco che tutti amiamo e che dovrebbe dare gioia a tutti. Voglio essere chiaro sul progetto Superlega: la FIFA è costruita sui veri valori dello sport ed è basata su statuti che prevedono una piramide. Come FIFA possiamo quindi solo disapprovare la Superlega. Si tratta di un negozio chiuso, una fuga dalle istituzioni”.

Quello che sta vivendo il calcio europeo è forse il momento più complicato della sua storia recente.

“Io sono qui per dare il mio pieno supporto. Ho fatto parte a lungo della UEFA ed ho lavorato duramente per difendere certi principi. Parlo dei valori che hanno portato al successo il modello sportivo europeo. Sono tanti i motivi per dire no ad un gioco finanziario. La gente deve riflettere sulle azioni e sulle relative conseguenze”.

In questi giorni si è parlato anche di provvedimenti drastici contro i club che prenderanno parte alla Superlega.

“Chi sceglie di andare per la propria squadra, deve accettarne le conseguenze. Si è dentro o fuori, non si può stare a metà. Ognuno è responsabile di ciò che fa. La FIFA è aperta a tutti e ognuno può portare proposte, ma bisogna rispettare le istituzioni e la loro storia. La pandemia ha portato a maggiori contrasti, ma il calcio è speranza. Io spero che tutto torni alla normalità, ma sempre con rispetto e in maniera responsabile e solidale, nell’interesse del calcio nazionale, europeo e mondiale”.

Dopo è toccato di nuovo a Ceferin prendere la parola, stavolta con toni leggermente più concilianti nei confronti dei club ribelli.

“Possono ancora cambiare idea, a tutti capita di sbagliare . Il calcio non appartiene a nessuno, o piuttosto, appartiene a tutti perché il calcio è parte della nostra eredità. Rispetto per la storia, la tradizione, per gli altri. Questo significa qualcosa. Per qualcuno i supporter sono diventati consumatori, i tifosi sono diventati consumatori e le competizioni sono diventati prodotti. L’egoismo ha rimpiazzato la solidarietà. Il denaro è diventato più importante della gloria, l’avidità più importante della lealtà e i dividendi molto più importanti della passione”.

Infine il presidente dell’UEFA ha sottolineato l’importanza delle piccole realtà anche nel calcio moderno.

“Le competizioni UEFA hanno bisogno delle storie di squadre come Atalanta, Celtic, Rangers o Galatasaray. Abbiamo bisogno di questi club, la gente deve sapere che tutto è possibile, che tutti hanno un’occasione di vincere. I grandi club di oggi non sempre lo sono stati e non c’è garanzia che lo saranno in futuro. Dov’era il Manchester United prima di Sir Alex Ferguson? Lo sapete tutti. E dov’era la Juventus? Era in Serie B. Se i club che controllavano il calcio qualche decennio fa avessero deciso di fare una Superlega, come sarebbe stata? Ci avrebbero partecipato il Nottingham Forrest, il Porto, la Stella Rossa. Il calcio cambia e i grandi club di oggi devono capire che se sono grandi è merito della UEFA, che ha protetto la competitività e il merito sportivo. Senza la UEFA, chissà dove sarebbero“.

 

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