Nel considerare San Siro teatro di uno snodo-scudetto tra Inter e Napoli, bisogna tornare agli anni di Maradona, precisamente al 22 marzo del 1987, primavera di passione per la rincorsa al titolo della squadra partenopea. Vince invece l’Inter 1-0, gol di Bergomi a una manciata di minuti dalla fine, Zenga sugli scudi ma Maradona quella domenica gioca imbottito di iniezioni antidolorifiche e traccheggia assai, seppure con la consueta classe. Record di incasso quel giorno, un miliardo e 168 milioni di lire, debutto in Serie A di Ciocci, Bianchi rivendica la vittoria e punzecchia il collega Trapattoni (“Ha visto un’altra partita”), folklore in tribuna con la festosa delegazione di napoletani arrivati direttamente da New York – uno imbraccia persino un mandolino – mentre in curva nerazzurra appare uno striscione provocatorio che recita: “Inter Club Cristiana Sinagra”, a sbeffeggiare la liaison fino a poco tempo prima segreta che ha visto il Pibe de Oro figliare con la giovane donna. Quel campionato 1986-87 (a sedici squadre) finisce così: Napoli campione d’Italia con 42 punti, Inter terza a 38, tra di loro la Juventus. Sono stagioni in cui il club di Ferlaino entra a far parte dell’élite del calcio italiano.
Altra data da marcare con l’evidenziatore è il 28 maggio 1989. L’Inter dei record si cuce lo scudetto numero 13 sul petto, 2-1 al Napoli nella sfida che potrebbe – in teoria – riaprire la corsa e invece no. È la 30ª giornata, la Serie A quell’anno è passata a 18 squadre. Napoli avanti con Careca, subito dopo l’intervallo un autogol di Fusi rimette la partita in equilibrio. La firma sul gol-scudetto, con una punizione rasoterra di rara potenza, è di Lothar Matthaus, leader di quella squadra, braccio armato del Trap. Per i nerazzurri 58 punti conquistati su 68 disponibili con uno score di 26 vittorie, 6 pareggi e solo 2 sconfitte. Il Napoli arriva secondo, staccato di 11 punti. Ma Ferlaino si ribella e attacca la classe arbitrale: “Agnolin ha regalato la vittoria all’Inter, con il designatore Gussoni il Napoli può vincere solo in Europa”. Poiché un dossier non si nega a nessuno, il presidente del Napoli rievoca una sfida del 1971, 2-1 per l’Inter “con Mazzola che all’intervallo si introdusse nello spogliatoio dell’arbitro Gonella” e un incrocio del 1987, “con l’arbitro Longhi che alla fine del primo tempo convocò Trapattoni e Altobelli nel suo stanzino per parlare…”. Veleni sparsi, gli stessi che sarebbero tornati il 25 febbraio del 1990 quando il Napoli perde 3-1 a San Siro (ancora Careca al pronti-via, poi per l’Inter l’autogol di Ferrara, l’acuto di Klinsmann e il tris di Bianchi). Curiosità: anche quell’anno il Napoli vince lo scudetto, ma anche quell’anno a San Siro vince l’Inter.
Salto in avanti, fin (quasi) ai giorni nostri: dopo svariate stagioni di più o meno aurea mediocrità (mentre l’Inter di Moratti si accredita come l’anti-Juve), l’arrivo di De Laurentiis prima restituisce credibilità al club e poi lo (ri)porta tra le grandi. Il primo incrocio che profuma di scudetto è del 9 gennaio 2012, con Inter e Napoli che in classifica viaggiano a ruota della Juve. Vince l’Inter 2-1, a fine campionato Conte timbra il primo scudetto (dei tre consecutivi) con la Juventus. Sono le stagioni della dittatura bianconera (9 scudetti di fila), per cui per ritrovare Inter e Napoli a darsi le spallate in testa è necessario arrivare al 4 gennaio 2023: Inter-Napoli 1-0 (Dzeko), con i nerazzurri che accorciano le distanze in classifica ma restano lontani assai (-8 punti) dalla capolista. È l’anno dello scudetto del Napoli, con Spalletti in panchina: la sconfitta di San Siro, la prima in campionato, arriva dopo 11 vittorie consecutive e non scalfisce affatto l’autostima dei napoletani. E infine: 10 novembre 2024, è solo la 10ª giornata, Inter-Napoli 1-1 (vantaggio di McTominay, pari di Calhanoglu), la classifica fissa il Napoli a quota 26, l’Inter (con Atalanta, Fiorentina e Lazio) segue a 25. Occasione mancata per i nerazzurri di Inzaghi, punto prezioso per la squadra di Conte, che si lamenta per l’arbitraggio. Il Napoli alla fine del campionato festeggia lo scudetto, staccando di un solo punto (82/81) l’Inter e ribadendo l’importanza di quello scontro diretto chiuso in parità. A margine, nello specchietto retrovisore della storia: quella sera Calhanoglu – al primo errore dopo 19 trasformazioni consecutive – calcia sul palo un calcio di rigore. Se avesse segnato, forse lo scudetto avrebbe raccontato un’altra storia.
