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Inter in Libia contro l’Atletico Madrid: perché i nerazzurri oggi giocano a Bengasi

Con la “Coppa della Ricostruzione” il generale Haftar, uomo forte nell’Est del Paese, vuole dimostrare che la Cirenaica oggi è sicura. Dietro all’iniziativa, l’influenza e i soldi della Turchia, che ha costruito lo stadio. Le due squadre rientreranno in Europa in giornata

MILANO – Un’amichevole fra grandi squadre straniere, per dimostrare al mondo che Bengasi è una città sicura e sempre più moderna. È questo l’obiettivo della Coppa della Ricostruzione, match dimostrativo fra Inter e Atletico Madrid che si giocherà oggi, 10 ottobre allo Stadio Internazionale della città della Cirenaica. Poco importa ai promotori se le contendenti scenderanno in campo con formazioni ampiamente rimaneggiate, considerato che quasi tutti i titolari saranno impegnati con le rispettive nazionali. La squadra di Chivu potrà contare su appena sette giocatori di movimento e sarà costretta a portare in Libia almeno una dozzina di giovani, tra Under 23 e Primavera. In condizioni simili si troverà anche Simeone. E poco male, dal punto di vista degli organizzatori, se i due club hanno deciso di non passare in città nemmeno una notte: partiranno domani mattina, dall’Europa e vi faranno ritorno in serata.

Il Fondo per lo sviluppo e la ricostruzione

La partita è promossa dal Fondo per lo Sviluppo e la Ricostruzione della Libia (FDRL), supervisionato da Belgassem Haftar, figlio del generale Khalifa Haftar, uomo forte dell’Est del Paese. Un déjà vu per il popolo libico: ai tempi di Mu?ammar Gheddafi, era il figlio Saadi, ex calciatore di Serie A, a promuovere il movimento calcistico nazionale. Allora lo scopo del regime era magnificare la grandezza del governo rivoluzionario. Oggi è certificare la rinascita della città e dell’area dopo la guerra e mostrare la stabilità della Cirenaica. Non ci sono conferme ufficiali sul cachet garantito a Inter e Atletico Madrid, ma la stampa britannica parla di “diversi milioni di euro” per ciascuna squadra.

Lo stadio turco di Bengasi

Bengasi, capitale de facto della Libia orientale, ha riaperto nel febbraio 2025 uno stadio da 41.500 posti, ricostruito da imprese libiche ma soprattutto turche. La Turchia, che insieme all’Italia ospiterà Euro 2032, è oggi un Paese all’avanguardia nella progettazione e realizzazione di impianti sportivi. E il governo di Erdogan esercita una fortissima influenza sulla Libia divisa: dopo aver salvato militarmente il governo di Tripoli nel 2019, ora mira a estendere la propria presenza anche nella Cirenaica. Ecco allora l’occasione per dimostrare come – mentre la capitale riconosciuta dall’Onu è ancora segnata da instabilità e rivalità tra milizie – Bengasi sia pronta ad aprirsi al mondo.

L’Italia e la politica del pallone

La Coppa della Ricostruzione è dunque l’ennesimo caso in cui il calcio viene usato come strumento di propaganda politica da regimi come quello di Haftar, appoggiato da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, e per questo guardato con sospetto in Occidente. Nell’ottica della progressiva pacificazione del Paese, usando come strumento il calcio, l’Italia ha già svolto un ruolo: per evitare tensioni, nel 2024 e 2025 ha ospitato in campo neutro, a porte chiuse tra Lazio e Lombardia, le finali del campionato libico, esercitando una “diplomazia del pallone” dal sapore antico, coerente con il Piano Mattei su energia, sviluppo e controllo dei flussi migratori. Parallelamente, l’Italia promuove iniziative politiche e commerciali: il Forum italo-libico, tenutosi proprio a Bengasi dal 24 al 26 giugno scorsi, ha coinvolto oltre 100 aziende attive in infrastrutture, logistica, agritech ed energia, nel tentativo di ancorare la Cirenaica all’orbita occidentale.

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