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Italia e Brasile, la storia non fa mai gol

La rubrica “È sempre domenica”

Il circo Barnum che allestisce i mondiali di calcio del 2026 in Usa (Canada e Messico, ma non ditelo in giro) sarebbe entusiasta di riproporre la finale del 1994 fra Italia e Brasile. Le probabilità però sono molto basse, quasi nulle. La tradizione non crossa e la storia non fa gol. Restano due paralleli declini. Alla ragione si sostituisce un postulato: il Brasile non può giocare un altro torneo da non protagonista (ultima finale, vinta, nel 2002) e l’Italia non può mancare per la terza volta di seguito. E perché? La legge dei piccoli grandi numeri? L’aspettativa che riceveranno una spinta in nome dell’audience? Fin qui ha sempre prevalso la regola dello sport e il pubblico ha guardato chi c’era. In realtà sono due nazionali senza filtro: molto fumo e poco gusto. Il Brasile contro l’Argentina e l’Italia contro la Germania hanno raschiato il fondo. Poi uno ha licenziato il ct, l’altra se l’è tenuto e non sono buoni segnali.

Sia Italia che Brasile hanno pensato ad Ancelotti come ct

In tempi diversi sia Italia, prima, che Brasile, poi, hanno bussato alla porta di Ancelotti, ma Carlo non ha aperto. Lo fece nel 2016 (dopo Ventura) lo sta facendo adesso (dopo Dorival). A lui piace allenare campioni e la panchina del Real Madrid è meglio fornita del campo di Brasile e Italia. Da una parte ritroverebbe Vinicius, ma neppure l’ombra di un Bellingham. Dall’altra il tempo rende sempre più evidente il capolavoro di Mancini agli Europei. Ora ci sono pochi buoni giocatori: Barella e Tonali in mezzo, Bastoni e Calafiori dietro (ma fuori ruolo). Kean, se dura. Il merito di un allenatore, soprattutto un ct, è dare uno schema chiaro e fisso, ma ancor più: serenità e convinzione. Qui eccelle Ancelotti e manca Spalletti, almeno come ct: il nervosismo dei suoi lo si è visto in Germania (agli Europei e in Nations League). Se mantieni la stessa insicurezza e uguale patema il problema non sarà battere la Norvegia, ma pareggiare con la Moldova.

L’enigma Iran in un Mondiale che si gioca negli Usa

Lo stesso tremore prende chi gioca oggi con la maglia del Brasile. Argentina e Spagna hanno ereditato il Dna del dominio e a occhio hanno una generazione di vantaggio. Chi non riesce a immaginare un mondiale senza Italia e con un Brasile fuori al secondo turno ha poca fantasia o guarda poco calcio. Magari avrà visto qualificarsi l’Iran, invece. E poiché il codice Trump proibisce l’ingresso in America a chi arriva da quel Paese, o li piazzano nell’unica casella destinata a giocare il girone eliminatorio in Canada e Messico sperando che finisca lì o li squalificano. In quel caso riparte la rumba dell’eventuale ripescaggio azzurro, poi magari si va in finale col Brasile.

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