Joao Pedro pazzo del Cagliari: “Sono il capitano del miglior club al mondo”

L’attaccante brasiliano si racconta: “Non ho l’ossessione di battermi per lo Scudetto. Tiro di piatto? Ci ho lavorato per due anni”.

Le speranze salvezza del Cagliari passano soprattutto dai goal di Joao Pedro, capitano e trascinatore dei sardi che in questo campionato ne ha già realizzati ben tredici.

L’attaccante brasiliano, intervistato dal ‘Corriere dello Sport’, spiega cosa è cambiato con l’arrivo di Semplici in panchina e le differenze con Di Francesco.

“Il nuovo allenatore ha portato maggiore serenità e un bel po’ di entusiasmo. Infatti: sette punti in quattro partite. Semplici è arrivato e ci ha detto proprio questo, state tranquilli, avete qualità in abbondanza, giocate come sapete. Di Francesco è più rigido di altri nel chiedere certi movimenti in campo, però ti fornisce sempre alternative tattiche, è un profondo conoscitore del calcio, prepara perfettamente le partite. Eravamo noi calciatori a dover cambiare passo e ci siamo riusciti”.

Joao Pedro in realtà il suo l’ha sempre fatto, tanto che attualmente è il brasiliano più prolifico nei maggiori campionati europei.

“Comunque lavoro accanto a gente forte davvero. Pavoletti praticamente mi ha insegnato tutto ciò che una punta deve sapere. Nazionale? Se vi sembra poco competere per un posto nel Brasile. C’è una marea di giocatori straordinari e giovani, tutti decisi ad arrivare. Se dovessero chiamarmi, darò l’anima come ho sempre fatto. Forse ho cominciato tardi a dimostrare il mio valore”. 

Nessun rimpianto però nella carriera di Joao Pedro, che giura amore eterno a Cagliari e al Cagliari.

“Non ho l’ossessione di battermi per lo scudetto o per una coppa europea. Sono il capitano di quello che per me è il club migliore del mondo, vivo in una città stupenda davanti a un mare stupendo. La gente viene qui e non vuole più andarsene. Per me tutto questo equivale a essere il numero uno”.

Infine l’attaccante brasiliano spiega il segreto del suo ‘piatto d’acciaio’ con cui ha punito parecchi portieri di Serie A.

“Ci lavoro su da un paio d’anni. Mi ero infortunato a una caviglia. E’ stata un’assenza lunga. Appena rientrato non riuscivo a tirare di collo. Ho fatto di necessità virtù. E di un problema un’opportunità”.
 

 

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