TORINO – Comincia il momento della verità: otto partite in un mese, due competizioni in gioco, Champions e Coppa Italia, tre confronti diretti (Inter, Como e Roma). Il futuro della Juventus – attesa domani dalla trasferta a Parma – si determinerà tra oggi e il 1° marzo. E se tutto filerà liscio, dal mese prossimo in poi nuovi momenti della verità si succederanno.
Otto partite in un mese
“Io non sono stanco”, dice Spalletti. “Per me questo è un periodo bellissimo, tutte queste partite sono il mio mondo: è quello che mi ci vuole. Un po’ ossessionato lo sono, ma mi stanco solo se la mia squadra non va avanti nella voglia di scoprire cose nuove, se si adagia, se si appiattisce. Mi piace che arrivi un periodo così e vorrei farlo piacere ai miei giocatori”. Per gestire il mese più faticoso dell’anno, Spalletti ha pensato fosse meglio allentare le fatiche: “Se aumentano le partite, bisogna aumentare i riposi. Tanta fatica, tanto riposo: l’equilibrio bisogna trovarlo nel tanto”. Perciò venerdì ha concesso il giorno libero alla squadra, “ma non devono staccare mentalmente, se no non riescono subito a risintonizzarsi. Si chiama allenamento invisibile”.
Squadra quasi al completo
Al momento della verità la Juve arriva con l’organico quasi al completo e giocatori sani, a parte Vlahovic e Rugani. Ma si tratta di vedere se Spalletti riuscirà a mantenere lo stesso livello ora che dovrà necessariamente forzare il turnover e dare più spazio a chi finora ne ha avuto poco. Non si può dire che la sua rosa sia larghissima, visto quanto poco finora si sia fidato delle alternative alla squadra titolare, che è ormai definitiva: dieci nomi sicuri più uno tra Conceição e Miretti.
Spalletti: “Devo fare il minatore”
Da adesso, spiega l’ex ct, toccherà anche agli altri: “È chi ha giocato meno che ha fatto crescere la squadra, perché sono stati gli allenatori di quelli che hanno giocato di più. Ora avranno spazio, abbiamo fatto valutazioni approfondite e sappiamo cosa aspettarci. Abbiamo ancora delle cose da dire proprio attraverso le qualità di chi ha giocato meno, che non si sono viste per colpa delle mie scelte. Credo che ora possano venire fuori. Devo fare il minatore, cercare in profondità ciò che non trovi in superficie”.
Le parole per Adzic
Eppure finora le alternative hanno deluso, specie quelle reclutate sul mercato estivo, vale a dire Openda, Zhegrova e João Mario. Se deve fare un nome di chi alimenta aspettative, Spalletti cita quello di Adzic: “L’ho fatto giocare poco, ma gli vedo piede, motore e scocca, perché anche nei duelli fisici tiene botta. Vorrei trasferirgli tranquillità nelle scelte quando ha il pallone tra i piedi, perché fa ancora un po’ di confusione a gestirlo in zona pericolosa, quelle in cui non bisogna assolutamente perderlo, mentre a volte, quando ha libertà di pensiero, si muove come se fosse in una zona a rischio”.
Spalletti e l’attesa per un rinforzo
Per affrontare il mese più duro sarebbe stato utile avere qualche aiutino dal mercato, ma la Juve è da Capodanno che gira a vuoto e ha perduto i tre obiettivi principali, Mingueza, Mateta ed En-Nesyri, per i quali il ds Ottolini aveva trascorso diversi giorni rispettivamente in Spagna, Inghilterra e Turchia. Resta in piedi la trattativa per Kolo Muani, che la Juve tenta sostanzialmente di riacquistare dal marzo scorso senza riuscirci, con Zirkzee sul piano B. Spalletti per ora glissa, e se freme cerca di non farlo notare: “Il mercato è in mano alla società, io ho un ruolo differente. Quello che ci siamo detti precedentemente è ciò che pensiamo sempre, di comune accordo. Ora si vedrà se è possibile fare qualcosa oppure no. La società sta lavorando in maniera ininterrotta. Si aspetta”.
