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Lo scacco matto di Lukaku alle critiche. “I 400 gol? Lavoro per la mia squadra”

Il record del bomber belga, leader umile degli azzurri. “È un numero molto alto ma contano di più i 3 punti. Lotteremo fino alla fine”

Il guizzo contro il Milan gli ha consentito di tagliare pure un traguardo personale molto prestigioso: 400 gol in carriera, compresi quelli messi a segno con la maglia della sua Nazionale. Ma nei 90’ di domenica sera al Maradona, vissuti ancora una volta da grande protagonista, Romelu Lukaku si è soprattutto tolto un peso dalle spalle allo stesso tempo extra large e fastidioso, con cui è stato costretto a convivere suo malgrado nei primi sette mesi della sua avventura con la maglia del Napoli. Il centravanti belga è finito infatti spesso nel mirino della critica e ha dovuto combattere con lo scetticismo di una fetta della tifoseria, poco propensa a consegnare nelle mani di Big Rom l’eredità dei bomber che lo avevano preceduto alla guida del reparto offensivo azzurro nelle scorse stagioni: da Cavani a Higuain e per finire Osimhen.

Ci sono volute le spalle larghe – metaforicamente e non – di Lukaku e anche gli stimoli di Conte per aiutare l’attaccante a non perdere mai fiducia in sé stesso, soprattutto quando la condizione fisica precaria lo ha costretto a scendere in campo senza essere al meglio. Tutta colpa del ritiro saltato e di una preparazione estiva “fai da te”, di cui i tanti denigratori di Big Rom non hanno tenuto conto nei loro lapidari e ingrati giudizi. Il bomber belga è stato persino (bis)trattato come un quasi pensionato a fine carriera, anche se in realtà i numeri sono stati sempre dalla sua parte e ne hanno evidenziato invece l’importanza per gli equilibri della squadra. Lo score aggiornato dopo il Milan lo premia con 11 reti e 9 assist: un bottino che in Serie A possono vantare in pochi e migliorabile, nelle ultime otto giornate.

Intanto Lukaku ha tagliato quota 400 gol in carriera quasi con disinvoltura. «Sono tanti, ma io sono al servizio della squadra ed erano molto più importanti i tre punti: per questo portarli a casa è stato fondamentale. Avevamo preparato la gara con il Milan in un modo e poi siamo stati costretti a giocarla in un altro. Ci è dispiaciuto un po’ dover soffrire fino alla fine, soprattutto nel secondo tempo. La nostra però è stata una bella risposta, arrivata in un momento cruciale. Bisogna lottare fino alla fine, poi si tirereranno le somme e vedremo dove saremo arrivati».

Parole da leader, che Lukaku sta dimostrando di essere a dispetto della sua grande umiltà: a tratti addirittura sorprendente per un giocatore come lui, con alle spalle una carriera da top player. Le ultime due settimane lo hanno rilanciato ai massimi livelli: prima i tre gol in due partite segnati in Nazionale con la maglia del Belgio – indossando la fascia del capitano – e poi il guizzo decisivo contro il Milan. Una rete nell’esecuzione anche un po’ sporca, ma che ha confermato l’istinto da killer di Big Rom, tipico dei cannonieri di razza. Conte ha avuto ragione a puntare su di lui e De Laurentiis a fidarsi della scelta del suo allenatore, investendo oltre trenta milioni nella scorsa estate per un campione di 31 anni, non più così giovane.

Ma l’esperienza di Lukaku è stata un’arma decisiva per riportare il Napoli in zona Champions, dopo il decimo posto del campionato scorso. Per lo scudetto si vedrà. Il campione belga si sta allenando pure nei due giorni di vacanza, nella palestra di casa. Idem per Anguissa, mentre Politano ha dato promessa per il matrimonio. Per gli altri una breve parentesi per ricarire le pile. Da domani ricomincia la rincorsa all’Inter.

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