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Lo strano caso del Torino che batte solo le big e tiene in piedi Baroni (ma non salva Cairo)

Due successi in campionato, entrambi contro squadre al comando (Roma e Napoli), che consolidano la panchina del tecnico che stava cominciando a traballare. Il tutto mentre continua la forte contestazione contro il presidente Cairo

TORINO – Il Torino è una squadra, strana, fatta in un modo tutto suo: ha inanellato partite disastrose o semplicemente meste, però ha anche battuto due capoliste (la Roma all’Olimpico, il Napoli al Grande Torino), consolidando ogni volta una panchina, quella di Marco Baroni, che stava cominciando a traballare. Resta invece saldissima la contestazione a Cairo, che d’altronde prescinde totalmente dai risultati: per quanto quelli raggiunti nel suo ventennio di presidenza restino mediocri (due settimi posti in campionato e i quarti di finale in Coppa Italia come punti più alti, tre anni di fila in serie B quello più basso), non è ciò che il popolo granata gli rinfaccia.

Prima di tutto ne deplora l’avarizia emotiva, la mancanza di programmazione, il progressivo distacco dai valori storici – magari retorici ma comunque inalienabili, perché è su quelli che si fonda l’attaccamento viscerale a un club da sempre contornato da uno spiccato senso della comunità – della maglia granata, che con le sue particolarissime vicende ha inevitabilmente una particolarissima tifoseria. È questa la mediocrità che gli rifacciano, ben più di quella tecnica.

Il clima surreale del Grande Torino

Il clima allo stadio, in casa come in trasferta, è spesso surreale: i cori contro Cairo (il più celebre è l’ipnotico “Urbano Cairo devi vendere/vattene”, che può andare avanti ininterrotto per svariati minuti) riecheggiano incuranti dell’andamento della partita, e i giocatori a volte li patiscono e altri se ne giovano, perché da un lato si possono fare scudo del disamore verso il presidente, in quando vengono soltanto sfiorati dallo scontento, dall’altro percepiscono quell’atmosfera di perenne tensione che elettrizza l’aria e proprio bene non fa. Cairo è un muro di gomma, sembra che nulla lo tocchi, parla e fa parlare del Toro come se fosse in una bolla avulsa dalla realtà e se negli ultimi mesi ha dato una disponibilità teorica a passare la mano, non risulta che si sia mai concretamente mosso per cercare un compratore, né che abbia incoraggiato chi ha avanzato manifestazioni di interesse.

I problemi di Baroni

Baroni si è trovato in difficoltà, specie perché il club gli ha sbagliato il mercato, operando sulla base di un 4-2-3-1 che, dopo la cessione di Ricci, non poteva reggere sul fulcro di due mediani che mediani non sono, Anjorin e Casadei. Soltanto nei giorni finali si è rimediato con l’acquisto di Simeone, presto diventato idolo dei tifosi con il suo spirito autenticamente affine al loro, e di Asllani, però le ali acquistate prima, specie il costoso marocchino Aboukhlal, sono diventate di troppo con il nuovo sistema di gioco: Baroni ne ha già cambiati tre approdando infine al 3-5-2 con cui è stato battuto il Napoli, con la coppia Simeone-Adams, due attaccanti da battaglia che sembrano perfetti per il Toro come lo vuole la gente.

Baroni e la difficile eredità di Vanoli

Baroni è stato accolto con scetticismo anche perché la gente si era molto legata a Vanoli, che l’anno scorso aveva guidato la squadra a un’ottima stagione, salvo guastarla con un pessimo finale: Cairo non lo ha però licenziato per quello, ma soprattutto perché il tecnico non è mai stato precisamente aziendalista nelle dichiarazioni, che poi è la ragione del consenso popolare che l’ex tecnico aveva ottenuto. Baroni è dialetticamente più cauto, per cui per il pubblico è in qualche modo colpevole di “cairismo”: è insomma un circolo vizioso da cui è difficile uscire, anche per via di una polarizzazione molto marcata tra contestazione e propaganda.

Il buonsenso di Baroni

La squadra però si sta riprendendo, i valori tecnici sono discreti e il buonsenso di Baroni ha tenuto assieme fili che rischiavano di spezzarsi, mentre rimane misteriosa la capacità di resistenza di Cairo di fronte a un malcontento così diffuso e insistente. Il problema, casomai, è che al prossimo turno il Toro sfida una squadra dei bassifondi, il Genoa: non può certo andare avanti continuando a battere solamente chi sta in cima alla classifica.

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