Locatelli e l’addio al Milan: “Fu devastante, piansi in macchina”

Manuel Locatelli ricorda il passato tra Milan e vecchi obiettivi: “A 16 anni mi ritrovai a marcare Kaká. Da piccolo sognavo di fare l’investigatore”.

Il mondo del calcio italiano ha rischiato di perdere un grande interprete: Manuel Locatelli, infatti, in tenera età sognava di fare tutt’altro, qualcosa di completamente diverso rispetto al dare calci ad un pallone.

Intervistato ai microfoni del canale ufficiale del Sassuolo, il centrocampista ha rivelato di aver a lungo coltivato l’idea di diventare un investigatore privato.

“Penso al calcio dall’età di tre anni, ma non nego di aver accarezzato l’idea di fare l’investigatore privato, un lavoro che mi piaceva tantissimo. Le serie tv sugli investigatori mi attiravano, guardavo sempre la signora Fletcher. La fissazione era tale da avere un marsupio con la scritta ‘Agente FBI Manuel Locatelli’. I miei familiari mi prendono ancora in giro per questa cosa”.

Il passaggio dalle giovanili dell’Atalanta a quelle del Milan fu ‘traumatico’: a 16 anni si ritrovò a marcare un mostro sacro come Kaká in allenamento.

“Ero all’Atalanta dall’età di sei anni, avevo legato con tutti. Alla chiamata del Milan sbiancai, mi affidai ai miei genitori che mi guidarono in questa scelta. Il contratto lo firmai con una penna che mi diede Galliani, la conservo ancora. Al primo allenamento Montolivo mi disse di marcare Kaká: mi sono chiesto dove mi trovassi”.

Primo goal indimenticabile in rossonero contro la Juventus a San Siro, peraltro decisivo per la vittoria finale.

“Dopo la gara feci l’intervista a bordocampo piangendo e al rientro nello spogliatoio i compagni mi menarono, Antonelli scherzò così: ‘Adesso le ragazze penseranno che sei pure bello'”.

Lacrime versate anche al momento della comunicazione, da parte del Milan, di non fare più parte del progetto.

“A Milanello, su una panchina, i dirigenti mi dissero che non ero più importante per loro. Fu devastante ma alla fine questo mi ha aiutato, avevo bisogno di cambiare. In macchina, tornando verso casa, però piansi”.

Il presente si chiama Sassuolo, un progetto che continua a raccogliere ottimi consensi.

“Ricordo che Boateng venne da me per abbracciarmi e mi disse di dimostrare ciò che sono. Fin dal primo istante ho creduto di far parte di un grande spogliatoio”.

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