MILANO – Un passo indietro netto, la conseguenza di un gioco di potere in cui c’è un vincitore e un vinto. Zlatan Ibrahimovic ha perso, Giorgio Furlani si è ripreso il Milan. È lui oggi il volto del club rossonero, l’uomo che ha sempre l’ultima parola, quello che decide. Un amministratore delegato forte. Ibra invece si è defilato. Ed è tornato a essere il senior advisor, un consulente speciale di Cardinale e del Diavolo.
Il nuovo ds lo sceglierà Furlani, non Ibra
Non si vede da un pezzo a Milanello, non si presenta da tempo ai microfoni delle tv prima o dopo le partite. Ha avuto una lunga influenza che lo ha debilitato, ma intanto non si è ancora mostrato dopo la vera svolta nella partita a scacchi con Furlani, il viaggio dell’ad a New York da Cardinale, la mossa con cui si è rimesso al centro del villaggio rossonero. Altra conseguenza: il nuovo direttore sportivo non lo sceglierà Zlatan. Paratici è il grande favorito per il seggio vacante, la decisione definitiva la prenderà Furlani.
Ibrahimovic, a Lecce l’ultima apparizione pubblica
Andiamo con ordine. L’ultima apparizione pubblica di Ibrahimovic è a Lecce, nella trasferta in cui Conceiçao rischiava il posto, con vittoria ottenuta in rimonta dal Diavolo. Zlatan è andato al Via Del Mare, accompagnato in tribuna dal dt Moncada e da Maignan, il capitano squalificato. Poi è stato assente (giustificato). La versione ufficiale parla di una brutta febbre, che lo ha costretto a letto e non gli ha permesso di essere a San Siro sabato 15 marzo, per la partita col Como. Poi, come detto, le interviste pre partita. Ibra non parla da Milan-Feyenoord, era il 18 febbraio. Prima delle sfide con Torino, Bologna e Lecce si è presentato ai microfoni delle tv il dt Moncada, contro la Lazio proprio Furlani.
L’ultimo posto sui social
Ancora: l’ultimo post social di Ibrahimovic risale al 25 febbraio, quando condivise gli scatti della discussa intervista a GQ, uscita a pochi giorni dall’eliminazione dalla Champions: “Non è più un one-man show. Sono qui per imparare dagli altri e aiutarli a dare il meglio. Teamwork”. Un lavoro di squadra che Zlatan ha portato avanti nei momenti difficili, con colloqui individuali dopo la sconfitta col Torino e prima del recupero col Bologna, e con una presenza fissa accanto a Conceiçao e al suo staff.
Il casting per il nuovo ds
Ha anche portato avanti il casting per il direttore sportivo, ha trovato in Tare il dirigente perfetto per il nuovo Milan, salvo poi essere esautorato da Furlani col viaggio a New York in cui ha messo ordine all’ordine gerarchico del club rossonero. Il ds lo sceglierà lui, lui incontrerà i candidati (ha già avuto un contatto con Paratici, il grande favorito), non Zlatan. Piccoli segnali, che messi insieme fotografano la situazione.
Passo indietro voluto o su richiesta del club?
Ridimensionato, per sua volontà o su richiesta dei vertici milanisti? A tempo o in modo perdurante? E soprattutto, se è stato invitato a fare un passo indietro, gli starà bene questa condizione? Negli ultimi mesi Ibrahimovic è stato il volto della società, ha presentato in conferenza stampa allenatori e giocatori, ha tenuto il discorso negli spogliatoi dopo il successo di Riad. La sensazione è che, gli piaccia o meno, farà sempre più il consulente e non il plenipotenziario del Milan.