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Milan e Conceiçao, vincere la Coppa Italia e dirsi addio: contro l’Inter l’ultima missione di Sergio

Per i rossoneri ultima chiamata per un posto in Europa. Inzaghi pensa al morale dopo due sconfitte e un pari nei tre derby stagionali

MILANO – Quel che resta della stagione del Milan passa dal doppio derby di Coppa Italia. Perché il 2024-25 non si concluda in disastro, la squadra di Conceiçao, allenatore a tempo, deve strappare ai cugini la finale di Coppa Italia. E possibilmente vincerla, aprendosi una scorciatoia per l’Europa. L’Inter, al contrario, vive l’impegno come un doppio fastidio. Da un lato, distrae dagli obiettivi veri, Champions e campionato. Dall’altro, rischiare di perdere un derby — potenzialmente due — non fa bene al morale, e quando si è in corsa per tutto non è un dettaglio.

La missione di Conceiçao è la Coppa

In campionato gli interisti speravano in un favore da parte del Milan, in campo domenica al Maradona. Invece, numeri alla mano, glielo hanno fatto loro battendo l’Udinese. Se i friulani avessero vinto a San Siro, si sarebbero portati a quattro punti dal Diavolo, che bivacca a meno venti dai cugini. «Non ero nono nemmeno a Coimbra», scherza amaro Conceiçao. Derby scontato, allora? Per niente. Finora, nei tre incroci stagionali l’Inter non ha mai vinto. In due occasioni ha anzi perso: prima in campionato contro il Milan di Fonseca — «Sconfitta meritatissima», chiosò Inzaghi — poi contro quello di Conceiçao, che a Riad ha vissuto la sua brevissima luna di miele col mondo milanista. Festeggiò con sigaro e Supercoppa. Sono passati tre mesi, ma sembra una vita. Oggi quel trofeo appare un anticipatissimo canto del cigno.

Le mosse del Milan per il derby

Questa sera, per salvare il salvabile, l’ex laziale punterà su Leao, lasciato in panchina fra le polemiche a Napoli. In area interista probabilmente piazzerà Abraham al posto di Gimenez, mossa azzardata, così come lanciare il ragazzino Jimenez dall’inizio. A portare qualità saranno Fofana, Reijnders e Walker, prossimo al riscatto dal City, che a Napoli ha ripreso lo smarrito Joao Felix, dicendogli: «Just pass the ball, we are not Messi». Tradotto: passa la palla, qui nessuno è Messi. Una reprimenda di cui il suo allenatore non sapeva nulla: è stato evidente in conferenza stampa, quando gli è stato chiesto cosa ne pensasse. Ma l’ha condivisa nella sostanza, visto che dopo dieci minuti ha sostituito il suo evanescente connazionale.

I dubbi dell’Inter per la semifinale

Inzaghi domenica al Meazza ha invece tolto dal campo se stesso, nel senso che si è fatto sbattere fuori per proteste. Un segno di nervosismo, ma anche un messaggio per i giocatori, che sonnecchiavano: io ci tengo, e voi? Quando gli si ricorda che un anno fa, vincendo il derby, raggiunse la seconda stella, replica: «I precedenti non vanno in campo. E il Milan ci ha dato tanti problemi». Altri ne dà l’infermeria: oltre a Lautaro e Dumfries, si è fermato anche Taremi. Una bella grana, per l’unica squadra italiana che in primavera si trova a giocare ogni tre giorni.

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