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Motta, è già finita. La Juventus a Tudor: rinnovo automatico se andrà in Champions

Il tecnico croato subentra a Thiago: arriverà al Mondiale per club, poi si vedrà

La Juventus ha licenziato Thiago Motta e assunto Igor Tudor, provando a rimediare a un errore che non immaginava potesse raggiungere dimensioni così ragguardevoli. L’allenatore uscente, arrivato tra le fanfare, ha deluso su ogni fronte, inclusa la gestione dello stato di crisi, di cui è sembrato che non avesse contezza, come se non percepisse il pericolo della situazione nella quale la squadra era precipitata. Gli ultimi allenamenti con la rosa a metà sono stati descritti da alcuni giocatori come surreali, con lui impassibile e silenzioso a bordo campo senza una sola parola diversa da quelle che diceva quando invece le cose andavano bene, senza mostrare l’intenzione di correggere qualcosa nei metodi che lo hanno portato fuori da tre coppe, e infine dalla zona Champions, al ritmo irreversibile del tracollo: nella sua estrema fede nella coerenza, Thiago ha accettato di essere cambiato, pur di non cambiare. Ha ricevuto la notizia a Cascais, dove vive la famiglia e dove visse in esilio l’ultimo sovrano d’Italia, Umberto II: è durato un po’ di più del re di maggio, ma alla fine la sua rimozione è stata accolta da squadra e tifosi come una liberazione.

Gli errori di Thiago Motta

La gestione di questo gruppo problematico, che alle prime difficoltà si è lasciato andare nascondendosi dietro l’alibi dei metodi mottiani (l’empatia non dovrebbe forse essere reciproca?), passa nelle grinfie di Tudor, che ha già dimostrato di saperci fare quando ha dovuto saltare su un treno in corsa: una primavera fa fu chiamato dopo le dimissioni di Sarri e portò la Lazio dal nono al settimo posto, quindi in Europa League, anche se perse derby e Coppa Italia. Meno bene ha invece fatto in condizioni normali, tant’è che non è mai stato più di 11 mesi nello stesso posto se non proprio all’inizio della carriera, all’Hajduk: ha pagato spesso il carattere spigoloso e la sua intransigenza e anche per questo la Juve ha preferito tenersi le mani libere, facendogli firmare un contratto di tre mesi per 500 mila euro complessivi più altrettanti di premio in caso di qualificazione alla Champions, che gli garantirebbe il rinnovo automatico fino al 2026. Però il club ha voluto garantirsi con una penale (non alta, in pratica una sorta di generoso risarcimento) in caso di esonero entro il 30 luglio: adesso come adesso, insomma, l’idea è di affidare a Tudor le funzioni del traghettatore ma non un futuro più lontano, per il quale Conte e Pioli restano due soluzioni che piacciono. Poi chissà, il calcio è strano, può capitare di tutto. E intanto il croato si giocherà anche il Mondiale per club, per il quale nel contratto ci sono dei bonus appositi.

Il cambio di modulo

Tudor saprà essere meno intransigente di quanto lo sia stato quasi sempre, specie al Marsiglia e alla Lazio, da dove se ne andò per i rapporti conflittuali con giocatori e società. Alla Juve immagina di usare più tatto ma non meno tattica, perché è assai probabile che converta fin da subito la squadra al 3-4-2-1, giacché gli uomini per giocare nel modo che preferisce non gli mancano: i difensori sono tutti adatti alla linea a 3, sugli esterni ci sono Weah, Cambiaso e McKennie, Koopmeiners giocherà nel centrocampo a due, come trequartisti vanno benissimo sia Yildiz sia Nico Gonzalez sia Conceiçao e il centravanti sarà Vlahovic, che Tudor definì «il miglior attaccante della serie A, più di Osimhen». Ma era il 2022, altri tempi: forse all’epoca non aveva torto.

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