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Nadia Nadim lascia il Milan femminile: “Percorso interrotto a causa di una persona piccola”

L’attaccante afghana non aveva rapporti sereni con l’allenatrice Suzanne Bakker

MILANO – Nadia Nadim lascia il Milan femminile. La calciatrice afghana lo ha annunciato sui propri canali social, poi il club rossonero ha reso ufficiale la separazione consensuale. Aveva un altro anno di contratto, ma ha scelto di andare via per i contrasti con l’allenatrice Suzanne Bakker. E non ha mancato di sottolinearlo nel messaggio di congedo: “Voglio ringraziare il club, in particolare il sig. Cardinale, Zlatan Ibrahimovic, Elisabet Spina, Fabio Vezzoli, Tania Moreno, e Davide Corti e il suo staff. Ricorderò sempre il gol a San Siro, è stato fantastico (nel derby contro l’Inter dello scorso dicembre, ndr). Il mio percorso è stato interrotto a causa di una persona piccola. Ma la vita continua”. Nadim negli ultimi mesi si era trasferita temporaneamente all’Hammarby, e a marzo aveva spiegato il motivo, la rottura con Bakker: “Siamo molto diverse, non le piaccio. Penso che abbia un complesso di inferiorità. Non era abituata a lavorare con vere atlete di élite, solo giocatrici di accademia che si sottomettono a lei”.

La storia di Nadia Nadim

Per Nadim, 37 anni, presto ci sarà una nuova opportunità. Ma la sua storia è già d’esempio per tante ragazze e ragazzi. Quando aveva 11 anni in Afghanistan i talebani uccisero il padre Rabani Khan, generale dell’Afghan National Army. Un’esecuzione in piena regola. La madre Hamida lasciò il Paese subito dopo con Nadia e le sue quattro sorelle con l’obiettivo di raggiungere l’Inghilterra. Non ci riuscirono: “Avevamo programmato di rifugiarci a Londra, dove avevamo alcuni parenti, e una volta ottenuto i passaporti falsi in qualche modo siamo arrivati in Italia, a Milano, via Pakistan. Dopo aver soggiornato in un appartamento fatiscente e viaggiato per qualche giorno sul retro di un camion direzione Londra, scendiamo, aspettandoci di vedere il Big Ben. E invece c’erano solo distese d’alberi. Dopo qualche ora mia mamma trova un anziano signore che porta a spasso il suo cane. Gli chiede: “Esattamente dove siamo?” Si sente rispondere: “A Rander!”. Scoprimmo di non trovarci a Londra, ma in una piccola città della Danimarca!”, ha raccontato Nadim a The Players’ Tribune.

Nel campo profughi che la accolse vide alcuni ragazzi giocare a calcio, e iniziò a sognare anche lei un futuro con il pallone: “Non avrei mai immaginato che diventare una calciatrice professionista potesse essere un’opzione per il mio futuro, sapevo solo che mi rendeva felice e mi faceva sentire libera”. Aveva talento, si impose velocemente: Nazionale danese, numero 10 di Psg e Manchester City, poi in America a Louisville dove nel 2022 si è laureata in Medicina. Sì perché ha le idee chiare: dopo il calcio vuole diventare chirurgo, anche se il medico già lo fa, alternando il camice alle scarpette. “Chiunque può fare e diventare tutto ciò che desidera, indipendentemente dal sesso e dal background”. Lei lo ha dimostrato.

Undici lingue parlate

Capace di affrontare a testa alta temi difficili: “Alcune persone si chiedono perché tutti questi rifugiati stiano arrivando nel loro Paese. Diciamolo chiaro: nessuno lascerebbe volontariamente la propria casa – le proprie case, i propri amici, i propri cari – per andare in un posto dove potrebbe non essere nemmeno accettato. Chi lo farebbe volontariamente?! Nessuno! Sono costretti a farlo. Alcuni stanno letteralmente scappando dalla guerra. Alcune persone diranno: “Sì, ma perché non restano e combattono?” Se affermano questo, non si sono mai trovate in alcun pericolo reale. Ricordate quando è scoppiato il Covid e tutti correvano al supermercato per comprare la carta igienica come se il mondo stesse per finire? Probabilmente è come lo 0,0001% del pericolo che alcuni di questi rifugiati hanno attraversato”, scriveva qualche anno fa. Calciatrice, dottoressa musulmana e ex rifugiata, poliglotta (parla undici lingue), un esempio per tanti. Ora farà rotta verso il prossimo capitolo della sua vita. Non sarà banale.

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