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Osimhen e il gelo del Nord, Galatasaray e Bodo ostacoli per Juventus e Inter. Atalanta col Dortmund

I turchi per Spalletti, che ritrova l’attaccante dello scudetto del Napoli. Chivu contro i norvegesi, i tedeschi per Palladino

Come siamo ridotti e dove siamo diretti, in fondo è la stessa cosa. Il sorteggio, come il futuro di quella vecchia canzone, è sempre un’ipotesi: il calcio italiano ha imparato a rovinarsi la vita e, ogni tanto, a inventare l’impresa. Non vinciamo la Champions da 16 anni, la Juve addirittura da trenta, abbiamo giocato e perso quattro finali negli ultimi 11, lasciamo stare i Mondiali perché sono un’altra storia, forse, speriamo, visto che l’ombra norvegese si posa pure sull’Inter: non sarà il ciclope Haaland, ma è pur sempre un Bodo/Glimt capace di battere Manchester City e Atletico Madrid negli ultimi due giri di giostra. Mai fidarsi. È sfumata la suggestione di Mourinho contro i nerazzurri, sarebbe stata una notevole vertigine emotiva (Mou col Benfica ritrova invece il Real Madrid umiliato dal gol di testa del portiere).

Non sarà una facile per le italiane

L’urna, auguriamoci non cineraria, consegna il Galatasaray alla Juventus e il Borussia Dortmund all’Atalanta, e ancora Norvegia (il Brann) al Bologna in Europa League, dove negli eventuali ottavi si potrebbe profilare un derby contro la Roma. C’è tempo. Premesso che il vuoto lasciato dal Napoli campione d’Italia, e non ex campione, è difficilmente colmabile e sottolinea le contraddizioni del nostro calcio, e forse il suo complessivo indebolimento internazionale, le altre dovranno sudarsi il pane oltre ogni apparenza.

Bodo/Glimt, c’è tecnica oltra al freddo

Torniamo per un momento al Bodo/Glimt, esempio di dinamismo e talento su quel campo sintetico e polare, anche se l’ultima impresa è stata realizzata a Madrid, non proprio tra orsi e foche. Il più bravo, ma non è l’unico a esserlo, è l’attaccante Hoegh. L’Inter è ovviamente superiore, il campionato norvegese sarà fermo fino a marzo ma il rischio di un’imbarcata artica non è poi remotissimo.

Juve, quel brutto ricordo

Invece l’imbarcata turca, la Juve contro il Galatasaray l’ha già presa nel 2013, eliminata da Mancini sotto la neve in due giorni, con un gol di Sneijder. «Io c’ero», ricorda Chiellini, presente al sorteggio. «L’errore decisivo fu il mio». I turchi esprimono una potenza economica (150 milioni spesi in estate) non sempre in sintonia con quella agonistica, ma avere Osimhen al centro dell’attacco (6 gol in Champions, 13 in 19 partite complessive) è sempre una bella vita. Si ritroveranno, lui e Spalletti, in un abbraccio prima di provare a spingere l’altro di sotto. Tra Icardi, Lemina e Lang, oltre a nomi non di primo pelo ma a volte ancora scintillanti come Gundogan e Sané, sarà una carrambata non priva di insidie per una Juve che avrà i turchi tra le trasferte contro Inter e Roma e la sfida con il Como, e che negli ultimi 7 anni è uscita sempre troppo presto, e contro avversari in teoria inferiori. Ora il Galatasaray sembra un po’ spento, però la luce dei bianconeri resta troppo intermittente per capire cosa possa davvero illuminare.

Il Dortmund, gloria sempre viva

Per l’Atalanta c’è infine il Borussia Dortmund, gloria sempre viva del calcio tedesco “normale”, quello cioè che alle spalle del Bayern Monaco continua a giocare il suo torneo di consolazione (nel quale, va detto, i borussi sono quasi sempre i migliori). La difesa appena battuta dall’Inter non pare proprio un muro, al contrario di quello del tifo, il celeberrimo e pressoché mitologico Gelbe Wand, cento metri per quaranta di puro delirio. Il pericolo maggiore è il guineano Guirassy, e nel mucchio c’è anche Jobe Bellingham, “l’altro Bellingham”. Ma ciò che conta è che sia vera l’Atalanta, non l’altra Atalanta, vera come quella che due anni fa sollevò l’Europa League, ultimo trofeo del nostro calcio indecifrabile e in evidente declino.

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