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Torna a casa Gasp: “Dopo i saluti ognuno per sé”

“Ho lasciato l’Atalanta nel punto più alto possibile, in Champions, con una squadra forte e

una società ricca. I miei 9 anni sono stati una bella storia, ci sarà tempo per ricordarla». Gian Piero Gasperini si è confermato nemico della retorica anche di fronte al ritorno da avversario a Bergamo sulla panchina della Roma, che potrebbe togliere all’Atalanta le speranze residue di agganciare le coppe europee: una consuetudine, quando la allenava lui. Non è comunque possibile derubricare l’appuntamento di stasera a semplice incrocio di campionato. Parla la storia della squadra di una città di 120mila abitanti, che sotto la guida tecnica di Gasperini dal 2016 al 2025 si è guadagnata 5 partecipazioni alla Champions arrivando a un passo dalla semifinale, ha vinto l’Europa League, si è piazzata per 4 volte al terzo posto in serie A, ha giocato 3 finali di Coppa Italia e una di Supercoppa europea e ha sfoggiato il gioco che spinse il re della tattica Guardiola alla famosa affermazione sulla partita del City con l’Atalanta come una seduta dal dentista.

Gasperini ha perfezionato l’equilibrio tra la nota efficacia offensiva e la fase difensiva. A 66 anni è il quinto

per presenze in A dietro Mazzone, Rocco, Trapattoni e Liedholm, con un’alta media punti realizzata anche al Genoa, con analoghi esiti per lo spettacolo. Prima della Roma la sua unica grande piazza era stata l’Inter, tappa prematuramente chiusa e a posteriori da rivisitare. Si prevede che i suoi ex tifosi — e gli amici di svariate estrazioni sociali conosciuti durante il soggiorno con casa in pieno centro cittadino — gli riserveranno un’accoglienza affettuosa («Sarà bello salutarci, poi ognuno per sé»): frutto di un legame consolidato dalla cittadinanza onoraria e dal complicato periodo del Covid, che le vittorie della squadra

resero meno pesante. L’aneddotica (il caso Gomez su tutti) non ha mai scalfito i rapporti. Su quelli col

club Gasperini è stato esplicito: «ll comune denominatore era Antonio Percassi.

Quando la proprietà è cambiata, la figura dell’allenatore era considerata diversa: la cosa straordinaria è stata raggiungere certi traguardi con bilanci in utile». Senza sintonia col gruppo americano di Steven Pagliuca, lui stesso spiegò in una lettera pubblica che era tempo «di nuovi stimoli». A Roma non ha smesso di essere ambizioso:

«L’obiettivo è diventare sempre più forti». Gennaio dovrebbe portare Raspadori dall’Atletico, poi forse Zirkzee dallo United. Intanto c’è l’Atalanta dell’allievo Palladino, che dopo la parentesi dell’altro allievo Juric in questo mese punta agli ottavi di Champions: negli ultimi 9 anni la provincia si è spostata al centro dell’Europa.

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