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Tudor sotto stress, Bremer fuori: la Juve è da cambiare

Prima il Como di Fabregas, poi Real e Lazio. Il modulo del croato è in discussione “Normale che tutti parlino quando non si vince”

TORINO – Como e Juventus sono le società italiane che negli ultimi due anni hanno investito più denaro nel calciomercato, ma sul lago «i giocatori li ha scelti tutti l’allenatore»: dicendolo, Tudor deve aver provato una scheggia d’invidia per Fabregas, visto che lui di acquisti non ha potuto suggerirne neanche uno, se non il riscatto di Conceiçao. Il collega spagnolo si è fatto dare i pezzi per la squadra che aveva in mente di assemblare, il croato ha dovuto invece accettare ciò che i flussi di mercato hanno fatto arrivare dalle sue parti: se il Como ha fatto più o meno quello che ha voluto, la Juve invece quello che ha potuto, senza aderire ai canoni della perfezione. La conseguenza è che Tudor sta cercando di far quadrare una squadra imperfetta, come lo sono, inevitabilmente e di conseguenza, i risultati.

Le scelte di Tudor

Su Tudor c’è pressione, le sue scelte animano dibattiti che specie gli ex alimentano con vigore (si sono espressi finanche Platini e Zidane). Anche all’interno del club, però, le sue decisioni sono esaminate con il lanternino e in ogni caso ognuno dice la sua: ci vuole la difesa a 4, servono esterni più disinibiti, occorrono due punte pure, è meglio Vlahovic, non David, e allora Openda?, Yildiz deve stare nel cuore del gioco e così via: «È normale che tutti parlino, è il bello del calcio. Però l’allenatore conosce meglio degli altri la situazione. Io devo dire la mia e spiego le mie idee a chi le vuole capire e ha l’onestà intellettuale per farlo. Però una cosa la so: che tutti i discorsi cominciano e iniziano con “noi siamo la Juve”, quindi se non vinci puoi dire qualsiasi cosa e sei sempre dalla parte del torto».

La lunga serie di pareggi

Tudor non vince da un po’, impigliato in quella sfilza di pareggi che ha interrotto la ridondanza dello squillante successo di metà settembre sull’Inter. Il momento è delicato, perché il nuovo infortunio di Bremer (e anche di Zhegrova, a proposito di mercato imperfetto) arriva alla vigilia di un trittico di trasferte – Como, Real Madrid, Lazio – molto più che insidiose: non sarebbe un torto neanche così clamoroso se la Juventus non ne vincesse nessuna delle tre, vista la caratura degli avversari e il periodo che stanno attraversando i bianconeri. Igor sta lavorando al cambiamento, che non può essere così immediato visto che da sei mesi la squadra si è consolidata nel 3-4-2-1. In prospettiva ci potrà essere un’evoluzione verso la difesa a 4 e l’utilizzo del doppio centravanti (la società gliene ha messi a disposizione ben più di quanti lui sia uso schierarne), ma intanto il primo passo potrebbe essere verso il 3-5-1-1, con una mezzala (Koopmeiners) al posto di un fantasista (Conceiçao): in fondo si tratta di quisquilie, e comunque il portoghese funziona meglio quando può dissestare le partite entrando dalla panchina. Sul resto, si vedrà: «Tutte le opzioni sono aperte. Una squadra è un organismo vivo, cambia da una partita all’altra. Io penso da mattina a sera a come aiutare i giocatori, cercando di capire se hanno bisogno di una coccola, di un consiglio, a come farli giocare insieme, e come gestire chi ha un problema, a inventarmi qualcosa. Questa è la mia vita».

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