Juve U23, Pessotto: “Serie C step fondamentale per formare i giovani talenti’

Durante una lunga intervista rilasciata a TuttoC, il dirigente del settore giovanile bianconero ha commentato il modo in cui vengono considerate le seconde squadre

Bianconero da ventidue anni, Gianluca Pessotto – oggi dirigente della Juventus U23 – ha rilasciato una lunga intervista a TuttoC. Eccone un estratto, in cui si riferisce alla poca attenzione riservata alle seconde squadre

“Secondo me a parte la Juventus nessuno lo considera davvero un progetto importante. Ed è un peccato. Eppure ci sono nazioni che lo fanno da anni: si vede che qualche risultato lo hanno ottenuto. Il Portogallo, per esempio, aveva rinunciato alle seconde squadre e poi le ha fatte ripartire: si sono resi conto che c’erano dei buchi generazionali. Noi pensavamo e pensiamo che possa essere un anello di congiunzione fondamentale. Certo, mi rendo conto che non sia semplice: la seconda è una squadra a tutti gli effetti. Comporta oneri, organizzazione, uno stadio in cui giocare. Non è semplice, ma penso che sia importante”.

L’esperienza personale: “Quando racconto la mia storia, parlo della C come di uno step fondamentale. Oggi abbiamo la possibilità di aiutare i nostri ragazzi ad affrontarlo, perché le seconde squadre diminuiscono il rischio: qualche giocatore lo perdi comunque, qualcun altro arriverà, ma molti li salvi. I numeri sono confortanti, abbiamo registrato un aumento esponenziale di presenze in prima squadra da parte di calciatori cresciuti nel nostro settore giovanile. E l’obiettivo è avere giocatori formati nell’Under 23 che entrino in pianta stabile in prima squadra. Ma, ripeto, essere da soli non aiuta: avere altre seconde squadre consentirebbe di scambiarsi informazioni, crescere assieme, ragionare di sistema. È un peccato che non sia così, anche perché noi siamo molto contenti dei risultati che abbiamo ottenuto finora”.

Le differenze con il passato: “Oggi l’approccio è cambiato molto: se proponi a un giovane della Primavera di andare in C può capitare che ti guardi un po’ storto. Trent’anni fa la Serie B era un miraggio: ci andava solo l’élite. Degli altri, i più bravi e fortunati partivano dalla C1, altrimenti dalla C2. Oggi è tutto più veloce. I ragazzi hanno più visibilità, i campionati vengono trasmessi in tv anche a livello giovanile, gli scout girano. Il percorso è accelerato, anche se le difficoltà restano. Penso che ognuno debba avere il suo percorso: io per esempio, non ero pronto per andare in B né tantomeno in A”.

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