Juventus, Marchisio: “Il segreto della mia Juve? Toccare il fondo”

Il principino ricorda i primi anni in bianconero e la fatica per arrivare al top.

(Photo by Valerio Pennicino - Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

L’ex numero 8 della Juventus Claudio Marchisio ha parlato al Festival dello Sport di Trento. Queste le sue parole, nelle quali ricorda l’amore per la casacca bianconera fin da bambino:

“La Juventus è stata il primo amore fin da bambino. Non scorderò mai il primo giorno nel 1993 in cui sono entr nel club per la prima volta. Avevo il sogno di vestire quella maglia. Dopo è andata bene, gli anni più belli sono stati quelli dell’adolescenza. Anni nei quali sono stato anche sotto pressione, più di quando serviva lottare per conquistare titoli. Io ricordo quando tornavo dagli allenamenti con mia mamma, a cui confessai che non ce la facevo più a fare sacrifici. In fondo andavo a scuola, mi allenavo, cenavo in macchina e non incontravo mai gli amici. Mia madre mi disse di aspettare un mese e vedere come sarebbe andata. Ricordo ancora oggi quel consiglio, è stata la mia fortuna. In un percorso serve avere la fortuna di avere accanto a te anche gli insegnanti e gli insegnamenti giusti”.

Marchisio sottolinea anche, nel corso dell’intervento durato più di un’ora, quale è stato il suo rammarico più grande coi bianconeri:

“Il rammarico è non aver mai conquistato la Champions League. Io l’ho vissuta pure da raccattapalle al Delle Alpi. Sfortunatamente resta un rimpianto”.

Infine, svela il segreto della forza della sua Juventus:

“Il segreto della mia Juventus vincente? Fu toccare il fondo. In quei record, in quegli scudetti consecutivi ci sono tantissimi record nei record. È cominciato tutto dal fondo. Dalla B, dai settimi posti in Serie A. È stato grande Conte quando arrivò in bianconero perché fu capace di toccare l’anima. Ci disse che serviva mettere in campo, perdonate il termine, i coglioni. Serviva avere un’anima per far vedere che non eravamo quelli di prima. Ogni tanto siamo anche partiti male, però non con il carattere siamo usciti alla distanza. Si parla molto della Juve di oggi: si esce fuori dalle difficoltà soltanto con il gruppo. Che poi è questo il DNA della Juve. La finale di Champions League contro il Barcellona nel 2015 e la prima in B con il Rimini, sono date particolari. Alla prima in B ricordo che pareggiammo, in quella finale di Champions credevamo davvero nella possibilità di vincere. È andata diversamente, non riesco a digerirla quella partita. Resta sempre la sensazione di una coppa stregata”.

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