United, Keane duro dopo Liverpool: “Non è più il mio club”

L’ex leggenda dei Red Devils: “Nella parte precedente della stagione ero arrabbiato, ora sono solo triste. Non c’è cuore, non c’è anima, non ci sono leader e non c’è un minimo di qualità”.

Dopo la disfatta del Manchester United contro il Liverpool, l’ex leggenda dei Red Devils Roy Keane si è sfogato: “Nella parte precedente della stagione ero arrabbiato, ora sono solo triste. Non c’è cuore, non c’è anima, non ci sono leader e non c’è un minimo di qualità. Quindi il risultato non è certamente una sorpresa. Il club è in pieno scompiglio, dalla dirigenza all’allenatore. Ed è una cosa triste da vedere.

Non è più il mio club, quello con cui giocavo io, la differenza è come quella tra il giorno e la notte. Nessuno combatte e scende in campo per il suo orgoglio. Ma a questo livello non ci si può nascondere, quindi queste cose si vedono, le scoprono tutti. Ed è davvero triste veder giocare questa squadra. È il contrario di quello che si chiede a un top team, non c’è leadership o carattere. E quando le cose si fanno dure, crollano. Non combattono, non si vede determinazione”.

Roy Keane nota delle grandi differenze rispetto al passato: “Il club deve lavorare molto, non si vede nulla del Manchester United per cui giocavo io, è come se parlassimo di un club completamente differente. Prima c’era un minimo di orgoglio, ma ormai non più. E questa squadra non può neanche piacere, non ha anima, non riesci a sostenerli. Persino quello che dicono a fine partita, capisco che per i calciatori sia complicato fare interviste, ma sono tutti robotici, non mostrano emozioni. Vorrei capire cosa succede al centro sportivo. Qual è la cultura dei calciatori, dei giovani, chi aiuta questi ragazzi? Non ho mai sentito così tanti calciatori voler lasciare il Manchester United. Ai tempi in cui giocavo io avremmo detto ‘lasciare lo United? Ma se è il più grande club del mondo!’. Avevamo il terrore che ci vendessero o che ci dicessero di andarcene. Ma ora no, sembra che tutti non vedano l’ora di prendere la porta, di andarsene il prima possibile dal Manchester United…”.

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