Verratti e il retroscena su Ancelotti: “Mi disse ‘o ti metto in panchina o ti amo’”

Marco Verratti si è raccontato in una lunga intervista a ‘L’Equipe’: “A me non interessa chi segna, ognuno deve metterci del suo”.

E’ uno dei centrocampisti più forti in assoluto prodotti dal calcio italiano negli ultimi venti anni eppure, paradossalmente, non ha mai giocato una sola partita di Serie A.

Marco Verratti da ormai quasi dieci anni veste la maglia del PSG ed è proprio in Francia che si è consacrato come uno dei più forti in assoluto della sua generazione.

A Parigi ha vinto qualcosa come ventisette trofei, cosa questo che l’ha portato ad essere il recordman in fatto di vittorie in Ligue 1, Coppa di Francia, Coppa di Lega e Supercoppa di Francia.

Verratti, in una lunga intervista rilasciata a ‘L’Equipe’, ha spiegato qual è il suo modo di vedere il calcio.

“Io vedo il calcio come uno sport collettivo, non mi interessa chi segna. Si vince insieme e ognuno di noi deve metterci del suo. Il mio obiettivo è quello di far giocare bene la squadra, di dare tranquillità, sforzarmi per i compagni e recuperare palloni”.

Le grandi qualità tecniche rappresentano la sua arma in più.

“Non colpisco la palla solo per calciarla senza sapere dove andrà. Se mi porto dietro un paio di avversar, vuol dire che uno o due compagni si liberano. Mi piace innescare l’azione. So che a volte è pericoloso e che perdere un pallone può voler dire esporre la mia squadra ad un pericolo, ma dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. Se siamo qui è perchè abbiamo qualità che altri non hanno”.

In molti hanno spesso evidenziato il fatto che Verratti tende a rischiare molto con il possesso di palla anche nella propria metà campo.

“E’ un problema che ho avuto con quasi tutti gli allenatori. Ancelotti, all’inizio, mi prese da parte e mi disse ‘Marco, per favore, quando sei sotto pressione, chiudi gli occhi e tira il più lontano possibile’. In seguito mi ha detto ‘Va bene Marco, fai quello che vuoi perchè so che è il tuo gioco. O ti metto in panchina o ti amo come sei, non cambierai mai”.

Verratti è stato spesso rallentato da infortuni nel corso della carriera.

“Ho iniziato con i professionisti, a Pescara, quando avevo 14 anni. Facevo lo stesso tipo di lavoro dei ragazzi di 30 anni. Non ero pronto fisicamente. Ero ancora più piccolo di adesso, ma facevo gli stessi esercizi di adesso. Il mio corpo ne ha sofferto. Nel corso delle mie pire tre stagioni al PSG avevo problemi a dormire, perché sentivo dolore ovunque. In questi tre anni ho giocato, a volte anche sotto antinfiammatori, fino a quando è arrivato il momento della prima operazione”.

Nel 2022 Verratti compirà 30 anni.

“Mi sento bene, vorrei che ci divertissimo di più. A volte, quando vedo che restano solo cinque, sei o sette anni di carriera, mi dico che devo davvero sfruttare ogni partita e ogni allenamento per fare sempre di più”.

Verratti si trova benissimo in Francia, ma il suo rapporto con gli arbitri locali è complicato.

“Quando perdo una palla mi prendo le mie responsabilità. Perché quando un arbitro sbaglia qualcosa non può dirlo? Nelle ultime tre partite ho commesso tre falli e preso tre gialli, è incredibile. E’ una media del 100%: un fallo, un giallo. In Champions o in Nazionale ho un rapporto più normale con gli arbitri. Con loro posso discutere, con quelli francesi, ancora oggi, non posso farlo”.

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