Arbitri minacciati: il calcio uruguaiano si ferma

Il calcio uruguaiano si ferma. A qualsiasi livello.

Alla base della clamorosa decisione non c’è, per fortuna, una recrudesenza della pandemia di Coronavirus o motivi bellici come in Ucraina, bensì una non molto meno inquietante sciopero della classe arbitrale, deciso dopo l’escalation di minacce subite negli ultimi giorni, prima, dopo e anche durante le partite del Torneo Apertura.

È stata quindi l’Audaf, l’associazione degli arbitri locali, dopo le denunce dell’assistente Martin Soppi e dell’arbitro Gustavo Tejera, insultati e minacciati rispettivamente in occasione di Nacional-Torque e Penarol-Danubio.

Soppi era stato minacciato prima della partita dai tifosi della squadra di casa e poi sostituito, mentre Tejera è stato aggredito verbalmente addirittura da uno dei fotografi ufficiali del Danubio.

Oltre al Torneo Apertura sono state interrotte anche le competizioni minori, finché la classe arbitrale non avrà ricevuto le garanzie richieste da parte della Federazione: previsto un incontro già nei prossimi giorni per sbloccare la situazione.

“Non ci presenteremo ad arbitrare – scrivono gli arbitri uruguaiani in un comunicato – fin quando non si daranno le garanzie per riprendere le attività in tutte le discipline e categorie. Non tolleriamo in nessun caso altri fatti simili. AUDAF non ammette e non ammetterà alcun tipo di dichiarazione, minaccia o attacco che coinvolga i nostri associati o la nostra attività”.

La Federcalcio uruguaiana (Auf) ha espresso così la propria solidarietà ai direttori di gara: “Visto il provvedimento adottato dall’AUDAF, si comunica che tutte le discipline e le categorie AUF sono sospese fino a nuovo avviso. L’AUF rifiuta qualsiasi tipo di azione nei confronti degli attori che fanno parte dei tornei del nostro calcio uruguaiano. Lavoriamo per identificare e punire gli autori”. 

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