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Falcone, una storia da sliding doors: “Dovevo andare in B, ma sono rimasto e adesso tocca a me”

Il portiere della Sampdoria racconta il suo momento in blucerchiato, tenendo però fede alle gerarchie: “Audero è il titolare”.

Quando Roberto D’Aversa lo ha schierato dal primo minuto tra la gara di Coppa Italia contro il Torino e la sfida dell’Olimpico contro la Roma, in molti hanno pensato potesse essere una soluzione momentanea, passeggera.

Eppure da quel momento in poi, fatta eccezione per la sfida contro il Cagliari di inizio anno, Wladimiro Falcone non ha più lasciato la porta della Sampdoria, anzi: ne è diventato il titolare.

Una vera e propria situazione da “sliding doors” quella del portiere classe ’95 che, rientrato alla base in estate dopo l’esperienza al Cosenza, aveva prima deciso di far da riserva a Emil Audero, quindi di andare via, a gennaio.

“Dovevo andare via, in Serie B, qui ero chiuso da Audero”, racconta a “Il Secolo XIX”.

Sembrava tutto fatto, con diversi club, tra cui anche la SPAL, parecchio avanti per il suo trasferimento: a mettersi in mezzo, però, il Covid, contratto a inizio 2022, che ne ha bloccato la partenza.

“In quel periodo ho pensato al futuro e ho scelto di rimanere. Mi sono detto: ‘Magari faccio una, due gare”, poi Emil si è fatto male, e non è mai bello. Ora però tocca a me: lui sta recuperando, sono contento”.

Contro il Milan si è reso autore di una gran parata nel primo tempo che ha, di fatto, mantenuto il risultato sull’1-0, raccogliendo i complimenti di Giampaolo che, a fine gara, dirà che “gioca chi sta meglio”.

Lui sta bene, sta crescendo, ma i suoi obiettivi sono cambiati: se prima erano rivolti a sovvertire le gerarchie, adesso pensa solo a godersi il momento.

“Emil è un grandissimo portiere, lo stimo tanto: tra i portieri ci sono le gerarchie, lui è il titolare. Cerco solo di far bene”.

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